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21 Maggio 2026

IL COMPLESSO DEL CASTELLO MEDIEVALE DI ROCCASCALEGNA

Lavori di messa in sicurezza dello sperone, di restauro della chiesa di San Pietro e di riscoperta delle decorazioni pittoriche della cappella di Sant’Antonio

In occasione del Salone del Restauro di Ferrara 2026, la Soprintendenza ABAP di Chieti-Pescara ha partecipato con una relazione tenuta dalla Soprintendente Chiara Delpino e dai funzionari Aldo Giorgio Pezzi e Eliseba De Leonardis dal titolo “Il restauro della Chiesa di San Pietro a Roccascalegna (CH) e la riscoperta delle decorazioni pittoriche della cappella di Sant’Antonio”.

L’intervento ha interessato il borgo di Roccascalegna, uno dei luoghi più caratteristici e noti d’Abruzzo, la cui immagine, riferita in particolare al castello che domina la media valle del fiume Sangro, è ormai consolidata nella memoria collettiva, fungendo anche da volano per il turismo regionale. L’intervento attuato ha interessato sia aspetti strutturali legati alla chiesa di San Pietro e alla placca rocciosa su cui sorge, sia aspetti decorativi interni, con particolare riferimento alla riscoperta delle pitture che decorano la cappella di Sant’Antonio. I restauri, di lunga durata per la complessità dei lavori da svolgere, sono stati finanziati con fondi della Legge 190/2014 e hanno avuto come stazione appaltante l’ex Segretariato Regionale dell’Abruzzo. I lavori sono stati progettati e diretti dall’architetto Aldo Giorgio Pezzi della Soprintendenza di Chieti-Pescara con il supporto del personale della stessa Soprintendenza e dell’ex Segretariato. Tutte le attività sono state condotte in stretta relazione tra Uffici periferici del Ministero della Cultura, Genio Civile regionale e Amministrazione Comunale di Roccascalegna.

Castello medievale di Roccascalegna

Il sito oggetto di intervento si distingue per la straordinaria bellezza del complesso di cresta formato da castello medievale e chiesa, declinato nella mirabile fusione tra paesaggio e opera antropica, che ne ha fatto nel tempo luogo di ristoro per anima e corpo e mèta privilegiata del turismo escursionistico in particolare. Il borgo di Roccascalegna nasce a partire dal castello di origini longobarde – successivamente posto sotto dominio normanno, svevo e aragonese -, al di sotto del quale si è sviluppato il primo nucleo antico medievale e l’attuale chiesa di San Pietro, riferibile al Quattrocento con stratificazioni successive.

La straordinaria suggestione del luogo in passato l’ha reso location di vari film, al pari di un altro luogo iconico della regione, ossia il castello di Rocca Calascio in provincia di L’Aquila, dove nel 1985 è stato girato il noto film “Ladyhawke” con Rutger Hauer e Miichelle Pfeiffer. A Roccascalegna sono stati infatti girati nel 2015 il film di Matteo Garrone “Il racconto dei racconti”, vincitore di 7 David di Donatello, e la serie televisiva “Il nome della Rosa” di Giacomo Battiato.

Tuttavia, a tanta bellezza corrisponde una estrema fragilità: il complesso di castello e chiesa sorge su di un crinale di rocce sedimentarie composte da alternanza di arenarie e marne, definito comunemente «flysch», che in passato ha più volte avuto cedimenti di roccia più o meno consistenti. Una condizione che accomuna altri noti siti italiani, interessati di recente da crolli o erosioni costanti, come San Leo, rupe costituita da rocce calcaree che nel 2014 ha subìto il crollo di 330.000 mc di roccia dalla parete nord-est, o Civita di Bagnoregio, soprannominata «la città che muore» a causa della sua collocazione su di un colle tufaceo in costante e purtroppo accelerata erosione.

La chiesa di San Pietro ha una stratificazione complessa che origina dall’impianto del XV secolo ad aula unica ed evolve fino all’attuale pianta a 3 navate e presbiterio terminale. Il fronte anteriore è a coronamento mistilineo realizzato nel Settecento; l’attuale sagrato ha acquisito lo spazio derivante dalla demolizione delle case in linea di sinistra, aspetto evidente nel trattamento della stessa facciata della chiesa.

Il 20 marzo 2015 si è verificato un distacco consistente di roccia al di sotto della chiesa, pari a 1600 mc di materiale, con un fronte di crollo di circa 28 metri e altezza di circa 20 metri per uno spessore variabile dai 2 ai 4 metri. Il crollo ha interessato le fondazioni nella parte angolare dell’abside di San Pietro, lasciandola completamente scoperta e sospesa per un tratto di circa 4 metri per lato e mettendola a rischio di crollo per il conseguente detensionamento delle murature. La probabile causa del dissesto è legata allo scivolamento a valle di alcune lamine rocciose con un alto livello di instabilità, aggravato dalle sovratensioni occorse in occasione delle iniezioni per chiodature di 3 metri del precedente intervento di consolidamento del 2012 per la posa di una rete di protezione.

Un primo intervento di messa in sicurezza in somma urgenza è stato attuato dal giugno 2015 dal Genio Civile di Chieti con il supporto dei tecnici della Soprintendenza e dell’ex Segretariato Regionale dell’Abruzzo; l’intervento successivo gestito dal Segretariato si è svolto in due periodi (2016-2020 e 2023-2024) e con 3 lotti di lavoro per un totale di 1.000.000 di euro. I primi due lotti hanno riguardato il consolidamento dell’ammasso roccioso che sostiene la chiesa su più versanti, il terzo il restauro della stessa chiesa.

In sintesi, il primo intervento è stato di ricomposizione della muratura crollata al di sotto dell’abside, svolto in quattro fasi che qui si riportano schematicamente:

1- consolidamento preliminare della muratura a sbalzo mediante getto a pressione di calcestruzzo Spritz Beton con fibre di acciaio per ridare consistenza alla porzione muraria più vicina alla zona di crollo;

2- cerchiatura dell’abside con tirantatura esterna orizzontale e ancoraggio all’interno della chiesa. Tale scelta è stata determinata e giustificata dalla presenza del quadro fessurativo preesistente al cedimento dello spigolo nord-ovest e dalla conseguente non perfetta connessione di alcuni paramenti a seguito dell’allentamento tensionale dell’intero crinale per cause naturali ed a seguito del crollo. Onde evitare che le tirantature potessero creare componenti di forza favorevoli allo scivolamento, forze che si volevano invece contrastare, i tiranti sono stati previsti inclinati leggermente verso l’alto, procedendo man mano da nord a sud, e con funzione passiva;

3- casseratura e getto a strati successivi dell’intera porzione crollata, creando un riempimento con calcestruzzo alleggerito autocompattante, per ridurre il carico sulla sottostante formazione rocciosa. Il getto per raggiungere la fondazione è stato previsto in 4 riprese. Prima di ogni ripresa è stato creato un alloggiamento sulla roccia con l’utilizzo di una apposita sega, escludendo l’utilizzo di martello o altri utensili a percussione, in maniera da disturbare e sollecitare il meno possibile l’ammasso roccioso;

4- completata la ricostruzione del cuneo di fondazione e la cerchiatura, è stato progettato il rivestimento del calcestruzzo con pietrame proveniente dal crollo.

Nel complesso, a seguito della ricostruzione della massa di crollo e di quella ricostruita, è stato determinato un carico complessivo della parete, quale nuovo basamento fondale dell’abside formato da calcestruzzo alleggerito e muratura, pari a circa 45 tonnellate, inferiore al carico preesistente di circa 70 tonnellate.

L’intervento è stato completato con chiodature realizzata con barre d’acciaio della lunghezza di 10 metri posizionate con un interasse di 2 metri in orizzontale e 3 metri in verticale, oltre che con la posa in opera – per il rischio di distacchi superficiali della roccia – di rete d’acciaio ad alta resistenza e medesima tonalità della parete rocciosa, impiegata pure per le piastre e i dadi di fissaggio delle chiodature. A completamento dell’intervento, al piede del costone sono state eseguite delle tirantature passive tramite due ordini di file di micropali della lunghezza di 10,20 metri.

Propedeutiche ai lavori, sono state eseguite diverse indagini per approfondire la conoscenza del piano sottostante la chiesa e le pareti esterne (bidimensionali e tridimensionali, anche tramite l’ausilio di discese su corda con tecnica alpinistica). Eseguite anche tomografie sismiche e videoispezioni dirette delle cavità della chiesa, con effettiva verifica di vuoti e ambienti ipogei che presentavano anche numerose sepolture in casse lignee.

Sulla scorta dei risultati delle indagini, si è ritenuto opportuno stabilizzare i versanti sud e nord su scala maggiore. Sul versante sud, in corrispondenza del percorso pedonale, è stata realizzata una platea nervata su micropali e fila di tiranti inclinati di 30° dietro la platea. Alla platea è stato collegato un muretto di altezza variabile 0,5-1,5 metri allo scopo di sostenere il terreno a monte della strada. Il muretto, in calcestruzzo armato, è stato poi rivestito con pietrame proveniente dai crolli.

Sul versante nord, con fondi del II lotto, si è reso necessario realizzare, per la forte pendenza, l’elevato grado di fratturazione della formazione marnosa-arenacea e lo stato di criticità riscontrato nel piano di appoggio diretto della muratura della chiesa sulla roccia, un sistema di cordoli a consolidamento della struttura muraria portante della chiesa e del versante posti su tre livelli, collegati a un sistema di chiodature con interasse 2 metri e lunghezza 9 metri. Con questo intervento si è creato un nuovo percorso che, nato con lo scopo di fornire una strada alla base nord-ovest della chiesa a supporto delle future manutenzioni, ha avuto anche un riflesso panoramico e turistico, avendo generato un nuovo itinerario e nuove visuali del complesso castello-chiesa.

L’intervento strutturale del I e II lotto, realizzato tra il 2015 e il 2010, è stato oggetto di una pubblicazione monografica nel 2023 curata da Aldo Giorgio Pezzi, Giovanni e Nicola Masciarelli dal titoloIl Complesso del castello medievale di Roccascalegna.Intervento di messa in sicurezza del costone roccioso della chiesa di San Pietro”, edita da Textus.

Il terzo lotto dell’importo di 300.000 euro si è concentrato sul restauro conservativo interno ed esterno della chiesa, con opere strutturali, architettoniche e di recupero degli apparati decorativi interni. Da un punto di vista strutturale, la chiesa non presentava troppe criticità, essendo stati realizzati lavori di consolidamento di campanile e copertura nel 1994 a cura del Provveditorato alle Opere Pubbliche e nel 2000 (alle volte delle navate e del presbiterio con fibre di carbonio e un nuovo sistema di copertura a capriate in acciaio).

All’esterno della chiesa si è provveduto al completo rifacimento della copertura e della sua orditura lignea di sostegno (con il recupero di coppi antichi e la creazione di nuove linee vite sui colmi dei tetti, anche per agevolare le future manutenzioni), al consolidamento del campanile quadrangolare con cerchiature e barre d’acciaio a scomparsa atte a migliorare il mutuo collegamento delle pareti; infine al rifacimento dell’intonaco del fronte anteriore con malta a base di calce in sostituzione della precedente, a matrice cementizia.

L’interno della chiesa si presentava in apparente uniformità ma con uno stato di degrado legato alla mancata manutenzione nel tempo e con le lesioni derivanti dal crollo del 2015: volte e pareti erano ricoperte da uno strato di idropittura vinilica nei toni del giallo, il pavimento in decorose cementine bicrome degradato per la mancata manutenzione nel tempo, il sistema di illuminazione non più efficiente, gli arredi liturgici non più presenti ad eccezione dell’altare posticcio.

Si è dunque proceduto con opere varie che vanno dalla risarcitura delle lesioni dell’abside di fondo e il suo rinforzo estradossale con fasce di fibre di carbonio e malta strutturale a base di calce, alla realizzazione di nuove tinteggiature a base calce (nei toni del grigio chiaro), dalla revisione completa del sistema di illuminazione – che ha valorizzato le sobrie ed eleganti membrature architettoniche della chiesa – all’adeguamento liturgico con l’inserimento di nuovi fuochi liturgici. Altare, ambone e sede del celebrante sono stati pertanto pensati nell’ottica di non prevaricare lo spazio ritrovato di questo ambito della chiesa, optando così per elementi in legno di frassino con mordenzatura in noce, coerenti per cromia e forma con i decorosi banchi lignei preesistenti, recuperati e ricollocati nell’aula.

Il restauro delle superfici decorate si è focalizzato sulla cappella dedicata a Sant’Antonio di Padova, corrispondente alla campata centrale della navata laterale sinistra. Essa presenta una volta a crociera decorata da dipinti murali con motivi vegetali: ghirlande fiorite su fondo rosso mattone in ciascuna vela e un disegno con vaso di fiori e foglie sui due archi traversi. Le membrature architettoniche sono evidenziate da cornici lineari dipinte in più colori. L’altare, dedicato al santo eponimo della cappella, è ornato da due colonne tortili con capitelli a foglie d’acanto, da specchiature dipinte a finto marmo, da cornici in stucco dipinto e da puntuali elementi vegetali o geometrici modellati in stucco e dipinti. La trabeazione dell’altare è sormontata da un cartiglio a volute in stucco, al cui interno è presente un’iscrizione a lettere capitali che recita “Et dedit illi scientiam sanctorum, honestavit illum in laboribus” (Sapienza 10, 10), la cui traduzione “Gli diede la scienza dei santi, lo onorò nelle sue fatiche” fa riferimento alla sapienza e all’instancabile impegno apostolico di Sant’Antonio. La nicchia centrale, arricchita da una cornice a treccia in stucco dipinto e da una conchiglia in stucco, ospita la statua del santo.

Lo stato di conservazione della cappella presentava alcune criticità: sollevamenti e lacune nella pellicola pittorica e nei rilievi in stucco, distacchi degli intonaci di supporto, fratture, stuccature incongrue e ridipinture sovrammesse alle finiture originali.

Le fasi di realizzazione dell’intervento hanno visto innanzitutto la messa in sicurezza della pellicola pittorica e delle finiture degli stucchi a rischio di caduta, proseguendo con operazioni di consolidamento di profondità degli intonaci di supporto e consolidamento di superficie degli strati pittorici e di finitura. In parallelo è stato eseguito un ampio descialbo che ha permesso di recuperare elementi decorativi nascosti da ridipinture e interventi eseguiti in passato; tra questi spicca la decorazione a finto marmo verde, in gran parte ben conservata, che orna le lesene, i capitelli e gli archi della campata.

L’intervento di restauro della cappella si è concluso con la stuccatura delle lacune e con la successiva reintegrazione pittorica di mancanze, abrasioni ed elementi di disturbo della corretta lettura dell’impianto decorativo. Il restauro ha restituito leggibilità e coerenza a uno degli spazi più significativi dell’edificio sacro, offrendo nuove possibilità di fruizione culturale e spirituale per la comunità e per i visitatori.

Su tutta la superficie della chiesa è stata inoltre condotta una campagna di saggi stratigrafici che ha rivelato, in alcune aree, la presenza di ulteriori campiture di colore e decorazioni, di natura coerente con quella dei motivi decorativi già evidenti nelle cappelle. Tali brani pittorici hanno permesso di comprendere meglio l’aspetto complessivo dell’apparato decorativo pittorico antico della chiesa.

La chiesa è stata riaperta con una messa solenne del Vescovo della Diocesi di Chieti-Vasto il 16 settembre 2025; i restauri architettonici e degli apparati decorativi a loro volta pubblicati su una rivista specialistica di beni culturali ecclesiastici (E. De Leonardis, A.G. Pezzi, La chiesa di Sant’Anna a Pescara: tornano alla luce gli straordinari apparati decorativi di un bene testimoniale della città, in Thema. Rivista dei Beni Culturali Ecclesiastici, n.15/24, pp. 53-56).

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