Lavori

31 Agosto 2026

PENNE | DUOMO DI SAN MASSIMO

Negli ultimi anni il personale della Soprintendenza ABAP di Chieti e Pescara ha intrapreso molteplici azioni per tutelare e conservare il patrimonio monumentale di Penne. Questa estate si è conclusa la messa in sicurezza del tetto della chiesa di Sant’Agostino, realizzata con fondi del Ministero della Cultura, ed è stato affidato l’incarico per la progettazione della messa in sicurezza della copertura dell’Oratorio della Madonna della Cintura, anch’essa finanziata con fondi del MiC.

Il Duomo di San Massimo, antica fabbrica di origine altomedievale e più volte modificata nel corso dei secoli fino alla ricostruzione del 1955 seguita agli ingenti danni prodotti dai bombardamenti alleati, risultava inagibile dal terremoto del 2016. Per il suo completo recupero, il Ministero della Cultura ha stanziato fondi per due milioni di euro attualmente gestiti dalla Soprintendenza per le province di L’Aquila e Teramo. I lavori, iniziati nella primavera del 2025 e attualmente in corso, sono condotti dall’impresa CIR srl; il Responsabile del Progetto e Direttore dei Lavori è l’architetto Aldo Giorgio Pezzi, in servizio presso la Soprintendenza di Chieti-Pescara. L’intervento si concluderà nel mese di dicembre del 2026.

Nell’economia dei lavori di recupero complessivo del Duomo, che consentiranno con opere di restauro architettonico e miglioramento sismico di restituire la piena agibilità all’edificio e la sua riapertura al pubblico, rientrano i restauri della lanterna sommitale della torre campanaria.

Si tratta di un manufatto di epoca successiva rispetto al corpo medioevale della torre campanaria, su cui sono state svolte, in fase di cantiere e ad una vista ravvicinata una volta montati i ponteggi, ulteriori analisi compiute sui paramenti murari (valutando tipologia dei laterizi, colore, dimensione, fattura), sugli incatenamenti angolari tra le parti che lo compongono, sugli scialbi a calce riscontrati e sulle croste cementizie. Tali analisi ha dimostrato che:

– in una prima fase costruttiva erano presenti solo 4 pilastrini di appoggio e il corpo centrale della lanterna era aperto;

– successivamente, a seguito di presumibili cedimenti riscontrati osservando “in situ” il quadro fessurativo, sono stati tamponati i riquadri aperti che oggi si presentano in bassorilievo con laterizio e tracce di intonaco;

questa nuova conformazione, essendo stato lasciato aperto un solo lato, ha consentito al vento di produrre spinte dal basso sulle falde di appoggio della struttura di sostegno della croce (azioni di pressione e depressione); motivo per cui sono stati aggiunti quattro elementi angolari in laterizio posti a mo’ di contrafforte per contrastare le spinte dinamiche delle correnti che stavano producendo il distacco della parte sommitale dalle pareti verticali (lesione continua sub orizzontale perimetrale), non comprendendo bene che il problema era la spinta dal basso;

– nonostante questo, mancando degli incatenamenti e delle cuciture efficaci tra le murature delle varie epoche e soprattutto essendo presenti svariati punti in fase di cedimento, con le 4 pareti della lanterna in fase di ribaltamento anche per il cattivo stato di conservazione dei laterizi e delle malte; avendo inoltre rilevato la totale consunzione per corrosione della esile struttura di ferro di sostegno della croce, già rimossa in passato perché a pericolo di caduta, si è posta la necessità di conservare il manufatto e al contempo di garantire la pubblica incolumità, non trascurando il fatto che l’elemento architettonico recava scialbi tipici del periodo in cui è stato costruito;

Su questa approfondita conoscenza di base si è optato per la realizzazione di un intervento di consolidamento finalizzato a:

 

solidarizzare la struttura della lanterna con il corpo sottostante del campanile;

 

garantire una maggiore stabilità alla struttura metallica della croce, realizzando cerchiature in acciaio ed inghisaggi interni al corpo ‘lanterna’, funzionali alla distribuzione uniforme delle tensioni;

 

realizzare un intervento di contenimento scatolare a contrasto della tendenza al ribaltamento delle 4 pareti rilevata in fase di analisi;

 

ricucire in maniera adeguata i 4 contrafforti angolari, anch’essi a rischio ribaltamento laterale, con il corpo principale della lanterna;

Tutte queste attività hanno richiesto necessariamente di “fasciare” il fusto della lanterna con reti in fibra di basalto ed acciaio e successivo strato di finitura di malta a base calce e provvedere a realizzare inghisaggi metallici e cuciture angolari; dunque mettere in campo tecniche ampiamente diffuse ed approvate per gli interventi antisismici su manufatti di interesse culturale, al fine di prolungare il ciclo di vita del bene in un atto di natura conservativa e storicamente coerente, in quanto il lanternino, dalle porzioni di scialbo riscontrate, si presentava in origine ricoperto da uno strato di intonaco. La finitura che sarà realizzata a conclusione dell’intervento, a base calce color mattone, porterà ad un accompagnamento cromatico coerente con la torre sottostante evitando così contrasti visivi tra le due parti.

Altra cosa è invece l’attività prevista sul fusto quadrangolare del campanile, che avrà e continuerà ad avere paramenti in laterizio facciavista e su cui si è operato, come per la lanterna, nel rispetto della sua conformazione estetico-formale originale.

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