La famiglia Henrici
Le origini della famiglia Henrici vanno ricercate percorrendo il sottile crinale che, soprattutto laddove occorra confrontarsi con testimonianze relative all’epoca altomedievale, si interpone fra storia e leggenda. Nel suo Discorso cattolico et apologia historica cavata dal Vecchio, e Nuouo Testamento, edito nel 1588, il giureconsulto teatino Camillo Borrello dichiara di aver ricevuto in dono dal “Signor Horatio Henrici” – che nondimeno era suo suocero – un manoscritto ad opera di Alfonso Ceccarelli da Brevagna, contenente una raccolta di “Antiquitates Theatines”. In questa si fa riferimento ad un misconosciuto Eulogio Henrici Theatino, cardinale di Santa Balbina sotto il papato di Stefano V (885-891). Non abbiamo altre notizie in merito; in compenso sappiamo che il genealogista Alfonso Ceccarelli (Bevagna, 1532 – Roma, 1583), l’autore della raccolta, era uno dei più abili falsari del suo tempo: capace di confezionare convincenti ricostruzioni storiche citando fonti che, alla prova dei fatti, risultavano spesso inesistenti. È pertanto verosimile che, avendo destinato il suo manoscritto ad Orazio Henrici, il Ceccarelli ne avesse arricchito il contenuto di informazioni favolose – e inventate di sana pianta – riguardo l’importanza della famiglia, notizie che potevano di certo blandire l’orgoglio dinastico del gentiluomo chietino.
Sta di fatto che la segnalazione di tale Eulogio Henrici cardinale ricorre anche in altri testi successivi: dagli appunti di Niccolò Toppi confluiti negli Scritti varii fino al volume ottocentesco dell’erudito napoletano Camillo Minieri Riccio.
Niccolò Toppi dichiara di aver letto a sua volta il manoscritto di Ceccarelli e di avervi trovato anche il nome di tal Fabio Henrici, un uomo d’arme di valore che, secondo il Ceccarelli, era al seguito del condottiero Alfredo di Buglione – anche quest’ultimo, peraltro, ammesso che non si tratti di un refuso, è un personaggio misconosciuto –. Tali figure favolose in definitiva appartengono alla leggenda della famiglia Henrici a Chieti piuttosto che alla sua storia.
Su basi ben più solide pare poggiare invece la testimonianza di Federico Valignani: a commento del sonetto 81 della Centuria dei sonetti istorici, da lui pubblicata nel 1729, il marchese di Cepagatti parla di tal “Giovanni della Famiglia Errici, che nobil rampollo di quella de’ Conti di Schwarzenberg da Baviera in Chieti venne a germogliare, fu in questi tempi chiarissimo giureconsulto”. Il periodo cui allude il Valignani è quello della monarchia angioina: a suo dire Giovanni Henrici si sarebbe formato nelle lettere a Napoli alla corte di re Roberto d’Angiò (1278 – 1343), per poi trasferirsi a Chieti ad operare come uomo di legge. A sostegno della parentela fra gli Henrici e i conti Schwarzenberg,
proprietari del castello di Scheinfeld in Baviera, Valignani menzionava un’incisione a bulino del 1590 attribuita ad Jan Sadeler il Vecchio: si tratta del ritratto di Ottone Henrici conte di Schwarzenberg. Tuttavia, questi è un gentiluomo vissuto nella seconda metà del Cinquecento, quando gli Henrici di Chieti erano ormai una famiglia documentata in città da oltre due secoli.
Più interessante è il riferimento di Valignani ad un passaggio a Napoli della dinastia prima di trasferirsi in Abruzzo. In tempi molto più vicini a noi lo storico Mario Zuccarini (1976) ha difatti trovato tracce della famiglia Henrici, a suo avviso d’origine normanna, prima a Capua nel XII secolo, quindi a Napoli e infine a Chieti dalla fine del Trecento.
Tale ricostruzione sembrerebbe essere la più plausibile – anche se singole attestazioni di elementi della famiglia a Chieti
compaiono a partire dal 1280, segno forse di interessi commerciali da seguire al confine settentrionale del regno –. Per Zuccarini il capostipite del ramo teatino della dinastia è Giovan Francesco I, maestro d’arme a servizio della famiglia Caldora e che risulta documentato in città dal 1401. Giovan Francesco Henrici fu uno dei capitani di ventura che
appoggiarono la regina di Napoli Giovanna II contro la rivolta dei baroni, e fu da questa premiato con incarichi di amministrazione importanti in Abruzzo. Questi vennero conservati dalla famiglia nelle generazioni successive, anche dopo il passaggio del regno alla casata d’Aragona. In particolare, il giureconsulto Giovan Francesco II, forse nipote del precedente, nel 1461 viene nominato ambasciatore della città di Chieti presso la corte di Ferdinando I e più avanti regio consigliere e presidente della Camera della Sommaria a Napoli. Ancora più prestigioso è il cursus honorum di Giulio Henrici laureatosi allo studium di Perugia nel 1515 e dal 1519 ambasciatore della città di Chieti alla corte dell’imperatore Carlo V, mentre Nicola Francesco, decurione nel 1520, tre anni dopo divenne ambasciatore presso la corte papale di Clemente VII. Nel secondo Cinquecento Ottavio, giureconsulto di fama a cui il poeta Pompilio Rossi dedicò post mortem un madrigale celebrativo in latino, è noto per la donazione di millecinquecento ducati da lui elargita al re Filippo II di Spagna per sostenerlo nell’impegno della guerra contro le Province Unite.