12 Agosto 2026
PARCO DELLA VILLA COMUNALE | CHIETI
Le origini della Villa Comunale
L’area che oggi accoglie la Villa Comunale fino al XIX secolo era di pertinenza del Convento dei Padri Zoccolanti, con il monastero e la chiesa dedicati alla memoria di Sant’Andrea Apostolo.
Il complesso monastico venne fondato nel 1420 da Padre Domenico Ianuvense, comportando una scissione della comunità che già era insediata a Chieti da quasi due secoli nel convento di San Francesco (oggi San Francesco al Corso).
La nascita del monastero minorita, pertanto, si inserisce nel momento di massima conflittualità tra Conventuali e Osservanti, quando il papa Martino V aveva assunto – per la prima volta da parte di un pontefice – posizioni molto favorevoli ai Frati Minori. La nascita del convento di Sant’Andrea a Chieti anticipa di ventisei anni la bolla Ut sacra Ordinis Minorum religio (23 luglio 1446), con la quale papa Eugenio IV, successore di Martino V, concesse l’autonomia definitiva agli Osservanti dai Conventuali. Dalla fondazione della nuova comunità a Chieti, la vecchia chiesa di San Francesco venne ribattezzata “della Scarpa”, a certificare che ormai si trattava del luogo di raccolta unicamente dei Conventuali. La chiesa e l’annesso convento erano collocati sul lato meridionale della villa, mentre dalla parte opposta vi era la porta Sant’Andrea con i due torrioni, collocati presso l’imbocco dell’attuale viale IV Novembre da Piazza Trento e Trieste. La letteratura storica teatina attribuisce la costruzione della porta al camerlengo Mascio Alucci e la colloca al 1456. In realtà il suddetto camerlengo verosimilmente è il responsabile dell’edificazione dell’antica Porta di San Nicola, già collocata alla fine della città medievale, all’angolo oggi tra Corso Marrucino e Via Bertrando e Silvio Spaventa. Con l’aggiunta del quartiere della Civitella alla città storica la cinta muraria si allargò fino all’area adiacente ai terreni del convento e la nuova Porta Sant’Andrea, costruita alla fine del Cinquecento nella medesima fase della chiesa della Santissima Trinità, e realizzata con i materiali di spoglio dell’antica porta.
Il convento e la chiesa degli Zoccolanti – della chiesa resta oggi la facciata settecentesca – furono officiati fino al 1811, quando, in ragione del Decreto organico voluto dal re di Napoli Gioacchino Murat due anni prima e che prevedeva la soppressione degli ordini e la confisca dei loro beni, gli edifici divennero di proprietà regia e furono immediatamente trasmessi da Murat al Comune di Chieti. Una parte del convento restò verosimilmente di pertinenza dei monaci, se è vero che questi, al ritorno sul trono di Ferdinando IV di Borbone nel 1815, fecero richiesta al sovrano reinsediato di rientrare in possesso dell’intera struttura. Ferdinando IV però rifiutò questa richiesta, confermandone la concessione al comune. Il convento divenne dunque casa correzionale e gendarmeria del municipio.
È una coincidenza significativa che, proprio nella fase del passaggio del convento e delle sue proprietà fondiarie al comune di Chieti, emergesse il ruolo nella vita pubblica della città di Ferrante Frigerj, ovvero colui che attorno al 1830 darà inizio ai lavori della residenza collocata nella propaggine meridionale di quella che è oggi la Villa Comunale. Ferrante era stato una prima volta sindaco di Chieti nel 1808, alla giovane età di venticinque anni. Nel 1810 e nel 1811 venne scelto come governatore della nobile Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, istituzione storica della città che aveva fra gli altri compiti quello di assistere fino al patibolo i condannati alla pena capitale. Nel 1815 fu di nuovo sindaco, mentre l’anno successivo prese in moglie Eutropia dell’insigne famiglia dei Mayo. La più prestigiosa carica da lui ricoperta fu quella, nel 1837, di presidente del Consiglio dell’Abruzzo Citeriore. Infine, nel 1849, dodici anni prima della morte, venne insignito del cavalierato dell’Ordine di Grazia. Il cursus honorum era stato certamente notevole, ma in linea con quella che era la sua tradizione familiare. Ferrante Frigerj difatti proveniva da una stirpe che si era insediata a Chieti fin dalla metà del XVI secolo. Giovanni Francesco Frigerio era stato luogotenente di Alfonso III d’Avalos nel corso delle guerre d’Italia. Per i suoi meriti era stato premiato da Carlo V con i feudi abruzzesi di Viano, Filetto, Turri e Moggio, e pertanto dal 1544 egli si stabilì definitivamente a Chieti per gestire da vicino le sue terre. Il suo stemma reca l’aquila imperiale, in omaggio a Carlo V, sormontata da un elmo e dalla corona baronale, elementi questi che invece riportavano alle virtù guerresche e ai benefici conseguiti. Giovanni Francesco proveniva da Campo d’Isola, presso Como, e suoi discendenti alternarono la loro presenza a Chieti e nei feudi lombardi. In particolare, il pronipote Fabrizio prese in moglie Angiola, della famiglia Valignani, costruendo il palazzo di famiglia nell’attuale via Arcivescovado – la struttura ottocentesca che prende il nome di Palazzo Frigerj sorge proprio su una porzione dell’antico palazzo –. A partire dai figli di Fabrizio la famiglia abitò regolarmente in città, accumulando un patrimonio fondiario di prima grandezza nel chietino, che andava da Guardiagrele e Ari e ad Orsogna, fino al mare. La munificenza dei Frigerj a Chieti portò alla loro partecipazione, nell’anno 1700, al progetto della chiesa di San Gaetano, fondazione nella quale è collocata, nella navata destra, la cappella di famiglia.
Ferrante Frigerj nacque nel 1783 da Fabrizio II e Pulcheria de Cicco. Avendo il padre riunito tutti i feudi storici della famiglia, fin da giovane egli amministrò una notevole fortuna. I suoi ideali civili lo portarono tuttavia ad impegnarsi soprattutto per la comunità, nei frenetici anni delle guerre napoleoniche. Amante dei viaggi e dell’arte, collezionò mobili e dipinti di pregio, soprattutto di autori lombardi. Dopo la costruzione della villa suburbana di Antonio Nolli – in seguito sede del Seminario “San Pio X” –, anche Ferrante decise di intraprendere l’edificazione della sua villa oltre Porta Sant’Andrea – oggi Villa Frigerj e sede del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo – in una zona nondimeno prospiciente le terre che il gentiluomo deteneva sul declivio meridionale di Chieti. La costruzione è testimoniata a partire dal 1832 e venne improntata agli ideali estetici del Frigerj, che in gioventù aveva affinato il suo gusto architettonico sui modelli del Neoclassicismo lombardo. La fabbrica, tuttavia, procedette in modo irregolare e nel 1862, alla morte del committente, la villa non risultava ancora completata. Fu questo il motivo che portò gli eredi a rinunciare alla villa stessa, convocando un’asta pubblica per alienarla, asta che tuttavia non produsse alcun risultato. Nel 1864 infine venne formalizzato l’acquisto della villa e dei terreni circostanti da parte del comune di Chieti, che disponeva l’utilizzo della struttura come sede dell’Istituto Agrario. Le terre del convento degli Osservanti quindi si andavano ad unire alle proprietà già dei Frigerj in un’unica tenuta.
L’evoluzione urbanistica dell’età postunitaria
Le vicende del parco della Villa Comunale si intersecano storicamente con l’evoluzione urbanistica di Chieti e con le vicende che hanno coinvolto l’intero centro storico dopo l’Unità d’Italia e fino ai primi decenni del Novecento, quando la città dovette adattare la sua urbanistica alle nuove necessità, dovendo far spazio a nuovi edifici pubblici.
L’azione più incisiva fu quella della riconfigurazione del Corso Galiani. L’ampliamento e il rinnovamento del centro storico di Chieti ebbero inizio nel 1863 e si conclusero solo nei primi decenni del Novecento, con il completamento dell’attuale Corso Marrucino e, successivamente, con la costruzione del Palazzo della Provincia al posto dell’antica chiesa di San Domenico, la realizzazione del Palazzo della Camera di Commercio, così come importanti interventi di restauro che includono anche la Cattedrale. Il primo progetto, elaborato dagli ingegneri Mammarella, De Fabritiis e Sigismondi, prevedeva l’allargamento del corso, ma incontrò numerosi ostacoli burocratici e l’opposizione dei proprietari degli immobili da espropriare. Dopo il parere favorevole del Genio Civile e l’approvazione del Consiglio comunale, i lavori subirono lunghi ritardi dovuti a dibattiti, ricorsi e difficoltà economiche. I lavori iniziarono dal tratto tra Largo San Nicola e il Pozzo (attualmente via Spaventa e Piazza Valignani), ma i costi superarono le previsioni, rendendo necessario un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti per proseguire l’opera. Tra il 1888 e il 1892 furono approvati nuovi interventi per la sistemazione di Via Ulpia e del Largo del Teatro, accompagnati da demolizioni ed espropri che suscitarono ulteriori controversie. Dal 1895 si procedette con l’ultimo tratto fino alla piazzetta del Seminario, eliminando il dislivello della zona e i gradini che ostacolavano il collegamento tra le vie cittadine.
I lavori avanzarono rapidamente negli ultimi anni del secolo e nel 1900 il nuovo asse viario risultava completato fino alla Chiesa di San Francesco e delimitato dalle nuove facciate dei palazzi della nobiltà teatina come il Palazzo Henrici, il Palazzo dei Valignani e il Palazzo del Duca di Alanno. L’intera strada assunse il nome di Corso Marrucino, in omaggio all’antico popolo dei Marrucini, segnando una profonda trasformazione urbanistica del centro di Chieti.
Simili vicende coinvolsero la città sul fronte opposto in una fase più tarda, con la realizzazione di edifici dal gusto più moderno; uno dei casi più significativi riguarda gli interventi nel quartiere San Paolo, in prossimità del Corso Marrucino, che hanno revisionato l’urbanistica del centro storico; infatti, con l’apertura di via dei Vezi e la revisione dell’area dei tempietti romani si liberò lo spazio per la costruzione del palazzo del Genio Civile in viale Asinio Herio e dell’edificio ex biblioteca provinciale De Meis con la torre libraria, strutture in perfetto stile razionalista. Altri edifici di questa fase sono altrettanto riconoscibili nel contesto della città, come l’Ospedale Civile Santissima Annunziata nel quartiere Sacro Cuore.
È di altrettanta rilevanza, nella stessa fase storica, il tema della progettazione di nuovi quartieri di espansione urbana oltre alla revisione di contesti già consolidati, come appunto l’area a sud della Porta Sant’Andrea e della villa comunale; l’Amministrazione Comunale di Chieti con delibera del 30 aprile 1919 concedeva infatti un mutuo per la realizzazione della strada del nuovo rione, al fine di riordinare l’intera zona sul fronte orientale del centro storico, che meglio si prestava all’espansione della città. Il Piano di Ampliamento, predisposto dal Consiglio Comunale con la stessa delibera, prevedeva la costruzione di circa 60 villini. La zona fu prescelta anche per l’edificazione di importanti edifici pubblici quali l’Asilo d’Infanzia “Principessa di Piemonte”, l’Opera Nazionale del Dopolavoro (OND) e il villaggio dello studente della Gioventù Italiana del Littorio (GIL). In questo contesto storico si inserisce anche la realizzazione del nuovo Ospedale Sanatoriale al di fuori della cinta del centro storico.
Dal punto di vista architettonico e compositivo, se fino al 1933-34 le costruzioni mantennero invariati i canoni ottocenteschi dell’edilizia pubblica umbertina, improntate al recupero di forme monumentali antiche, con apparati decorativi ridondanti che talvolta richiamano alcuni monumenti iconici della regione, a partire da quegli anni l’architettura di Chieti giunse ad una svolta: non solo edifici eclettici, come spesso visibili nei palazzi della nobiltà teatina, ma opere dichiaratamente moderne, capaci di rivaleggiare con quelli delle grandi città italiane. Le figure professionali sostanzialmente non cambiarono, in quanto i protagonisti di questo periodo rimasero pressoché gli stessi della fase precedente; cambiò però il modo di intendere la città, sia dal punto di vista urbanistico, sia da quello più propriamente architettonico.
In questo ampio scenario di rinnovamento si inserisce la realizzazione nel nuovo parco suburbano della città che andrà a completarsi nei primi anni del Novecento, come prosecuzione naturale della già consolidata passeggiata di Sant’Andrea, azione necessaria per adattare il tessuto urbano al rinnovato tessuto sociale.
Nel Poliorama Pittoresco, Francesco Vicoli nel 1858 descrive così la passeggiata di Sant’Andrea:
[…] in questa parte dunque che guarda l’oriente, distendersi una strada suburbana, che muove dalla Chiesa della Trinità presso l’abitato tutta a manritta rasente le mura della Villa dei Baroni Nolli. Tale amenissima strada, lungo di ilare convegno e diporto, abbellita da sedili e molteplici filari di alberi, tocca puranco la Villa che sorge di rimpetto, proprio del Cavaliere D. Ferrante Barone Frigeri. Volgendo poscia a sinistra, sempre fiancheggiata da alberi, si divide in due l’una delle quali conduce al prossimo convento de’ Minori Osservanti, oggi addetto ad Ospedale Militare, l’altra scende alle svolte di Bucchianico, innestandosi con Marruccina. Il muro lunghissimo di facciata di Villa Frigeri è sormontato da una elegante ringhiera di ferro adorna di spesse colonnette di pietra lavorata, posta ad eguale dista nza fra loro, a guisa di balaustra; e in mezzo di essa un ampio viale, proprio in corrispondenza della linea di passaggio su cui domina posta ad un rialto, ad uno spazioso spianato, da cui scoversi dal sud all’ovest una varietà di aspetti meravigliosi, che ispira sublimità e diletto. Su questa spianata l’egregio Cavalieri Signori Frigeri, che ha formato il suo gusto visitando le più cospicue città d’Italia e dei fiori come Vienna ed altri celebri capitali: intende a far costruire una novella Casina di cui diamo il disegno preso dall’originale dell’Architetto Signor Errico Riccio, il quale lo ha eseguito su commissione del lodato Cavaliere. Come fra non molto sarà condotto a termine il bello edifizio, dietro del quale grandeggia la nostra Maiella, monte celeberrimo presso i Botanici e Naturalisti, elevato, secondo alcuni, per ottomila piedi parigini sul livello del mare, la strada di passaggio sopra descritta acquisterà maggior lustro e varietà, e si avrà quasi un compimento alle sparse bellezze naturali ed altre circostanti opere della mano dell’uomo. È qui che, massime ne’ giorni festivi, raccogliesi una frequenza di cittadini; e vidi un lusso emulo di quello della Capitale, un fasto di cocchi, un confondersi di ogni classe di persone ricreate alla fragranza de’ fiori, dagli effluvi delle acacie e di altri alberi odorosi, e rallegrate da eletti pezzi di musica maestrevolmente eseguiti dalla banda della città. Le sere poi di primavera e di estate, al chiaro raggio de’ pleniluni sereni, o alla luce de’ lampioni, quando noi si cela l’altra della notte, in maggior copia vi si conviene; e ferve per la romantica strada un cicalio di spensierate brigate di garzoni e di donzelle, un rinnovarsi di amichevoli affetti, uno scontrarsi e stringer di mani, un sorridere, un celiare, in somma un goder comune […].
Il Parco suburbano della Villa Comunale di Chieti
Il tema del giardino pubblico nasce nell’Ottocento come fulcro della vita sociale borghese. Luogo di svago e di rappresentazione sociale, il parco urbano offriva alla nuova classe dominante uno spazio di socializzazione all’aperto, regolato da precise etichette di comportamento e distinto sia dalla segregazione aristocratica sia dal disordine dei quartieri popolari. I parchi urbani ottocenteschi non erano semplici aree verdi, ma veri e propri spazi pubblici strutturati. Sebbene formalmente aperti a tutti, i giardini venivano vissuti attraverso pratiche e orari che favorivano l’egemonia borghese, escludendo implicitamente le classi lavoratrici impegnate in orari di lavoro rigidi. I viali alberati e percorsi pedonali erano progettati per il “passeggio”, permettendo ai borghesi di mettersi in mostra, osservare ed essere visti. I giardini all’inglese o alla francese esprimevano l’ideale borghese di una natura controllata e armoniosa, riflettendo la fiducia nel progresso e nella tecnologia. La nascita del parco pubblico nell’Ottocento risponde anche alla necessità di risanare le città industriali, sconvolte dal sovraffollamento e dall’inquinamento della Rivoluzione Industriale.
Il parco diventa il “polmone verde” urbano, concepito per migliorare la salute pubblica e garantire l’ordine sociale. In Inghilterra i parchi reali come Hyde Park o Regent ’s Park vengono aperti al pubblico. Sotto Napoleone III e il barone Haussmann, Parigi si dota di grandi boschi urbani (Boulogne e Vincennes) e parchi di quartiere (Parc Monceau, Montsouris e Buttes-Chaumont) per dare aria e luce a una città densamente popolata. Oltreoceano i principi europei furono applicati su scala monumentale; a New York, Central Park (progettato nel 1857 da Olmsted e Vaux), integra la natura selvaggia nel cuore della griglia urbana. Anche in Italia, all’indomani dell’unificazione, il problema dell’inserimento di grandi aree verdi all’interno dei contesti urbani fu affrontato soprattutto nelle principali città e di riflesso anche in provincia. Si pensi, solo per citare gli esempi più celebri, al piano per Firenze, per breve tempo capitale d’Italia, dell’architetto Giuseppe Poggi, con l’espansione collinare della città con i suoi Viali dei Colli, col suo Piazzale Michelangelo; oppure a Milano la definitiva sistemazione del “Parco Sempione”, tra il 1888 e il 1894, che prevedeva viali percorribili da carrozze, un laghetto e un belvedere secondo il modello romantico dei parchi all’inglese. Napoli, ex capitale del Regno, vide la realizzazione della colmata di via Caracciolo, a partire dagli anni settanta del XIX secolo, che permise l’ampliamento dell’antica Villa Reale o Real Passeggio di Chiaia e la trasformazione in Villa comunale nel 1869.
Chieti, uno dei capoluoghi amministrativi dell’Abruzzo, non fa eccezione da questo punto di vista. In “Chieti com’era. Immagini e ricordi della città fra ’800 e ’900”, così viene descritto il più grande giardino pubblico cittadino: “La Villa Comunale e il vanto della città. Oasi di pace e di verde, con la sua struttura ottocentesca un po’ giardino all’inglese un po’ all’italiana, fin dalla sua inaugurazione offerto ai cittadini momenti di svago e di ritrovo. Oltre a numerose essenze arboree rare ed esotiche, i giardini custodiscono preziose opere architettoniche e sculture come le belle fontane, di cui una acquistata alla fine dell’800 ad una esposizione parigina, busti dei cittadini illustri e il commovente Monumento ai Caduti, capolavoro dei Canonica”.
La Villa Comunale di Chieti, infatti, occupa l’intero colle situato sotto il rione Sant’Andrea, delimitato da via Raffaele Paolucci, via Umberto Ricci, via XXIV Maggio e via della Liberazione. Il viale d’ingresso principale (IV Novembre), partendo da nord dal piazzale Trento e Trieste o della chiesa della Trinità, è fiancheggiato dall’ex Palazzo OND ad est (oggi sede del Museo universitario di scienze biomediche) e dal muraglione che racchiude Villa Nolli (oggi Seminario pontificio regionale “San Pio X”) e attraversa il parco fino a piazza Giuseppe Mazzini. Come appare anche nelle più antiche foto storiche e testimoniato dalle descrizioni d’epoca era un’amenissima strada, lungo di ilare convegno e diporto, abbellita da sedili e molteplici filari di alberi.
Ancora oggi, la lunga prospettiva che trova il suo compimento nella fontana monumentale, cuore del parco, e nella facciata di villa Frigerj, si presenta come un ampio boulevard, caratterizzato da un duplice filare di tigli, visivamente allineato al campanile della Cattedrale sull’opposto fronte del centro storico.
A sud il parco, progettato sul modello dei giardini europei, si sviluppa su scenografici terrazzamenti, collegati da vialetti fino alla zona di belvedere nella parte retrostante del Museo Nazionale. Nelle foto scattate all’inizio del XX secolo si nota, in luogo dell’attuale sistemazione di Piazzale Bergia con il Ninfeo e la vasca rinserrata da due scalinate simmetriche, uno dei punti fondamentali della composizione lungo l’asse di Villa Frigerj, un podio ottagonale per orchestre, mentre già è presente la scalinata posta sulla sinistra, oggi accostata ad una edicola della Madonna. La vegetazione presente non è ancora sviluppata, fatta eccezione per alcuni grandi alberi, come i due pini simmetrici, in prossimità della facciata di villa Frigerj.
La parte ad est, invece, grazie ai terrazzamenti progettati dal Mammarella, si presenta pressoché pianeggiante, e oltre al Monumento ai Caduti vi si trova un laghetto illuminato con camminamenti, un ponte di pietra, ed una piccola penisola per piccoli spettacoli circondati dall’acqua. In entrambi i polmoni del parco le strade serpeggiano seguendo curve ovali, che corrispondono al carattere generalmente romantico del progetto del Mammarella.
La costruzione del Parco venne avviata dopo l’acquisizione dei terreni da parte del Comune, che si rese immediatamente conto delle potenzialità dello spazio verde appena acquisito al patrimonio pubblico dai Frigerj; tutta l’area, in cui oltre a Villa Frigerj erano presenti anche altre nobili abitazioni come il Villino D’Ettorre e Villa Nolli, aveva bisogno di un massiccio intervento di riassetto e ordinamento. Il Comune, per prima cosa, nel marzo del 1865 incaricò l’ingegnere comunale Gaetano Vigezzi di portare a compimento le modifiche e la messa in sicurezza di Villa Frigerj, incompiuta al momento della vendita, completandone il tetto, gli intonaci e consolidando le colonne dello scalone monumentale. I lavori vennero conclusi nel 1869.
Contemporaneamente, il 17 dicembre 1865, il Comune nominò commissari del parco i signori Filippo Rocchetti, Fabio Buracchio e Francesco Battaele, che dovranno “assumere la cura, e proporre quanto è mestieri per ridurre a giardino di delizia per comodo pubblico la Villa Comunale”. Particolare attenzione venne data al riassetto dei giardini, con la piantumazione di alberi nella pianata antistante la villa, e alla sistemazione delle vie che circondano il parco, ossia via Raffaele Paolucci e il segmento dell’attuale via Generale G. S. Pianell. Nel 1868 vennero anche inseriti alcuni sedili di ferro in occasione dell’apertura
straordinaria al pubblico dei giardini in concomitanza con l’Esposizione Agraria Abruzzese. Negli stessi anni si lavorò alacremente anche a migliorare l’illuminazione dell’intera passeggiata che venne conclusa nel 1878. Alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento si sentiva chiaramente la necessità di trasformare questa zona in un parco pubblico operando progetti unitari. Il compito dell’impervia operazione venne affidato all’architetto G. Vecchi, già autore di importanti restauri per Chieti come quelli operati nel Teatro Marrucino tra il 1870 e il 1875. Questi aveva elaborato un progetto grandioso che per essere attuato richiedeva lo stanziamento di cospicui fondi pubblici con un costo stimato che si aggirava intorno ai 66.500 lire. Fu per questo che il progetto venne abbandonato. Si optò, invece, per la piantumazione di nuovi alberi e la creazione di nuovi viali.
Intorno al 1890 il Comune acquistò molti terreni intorno al preesistente parco di Villa Frigerj con l’intenzione di creare veri e propri giardini comunali. Vennero presentati numerosi progetti, tra i quali venne scelto quello dell’ingegnere Giulio Mammarella. Mammarella proponeva di spianare l’area del Boulanger appena acquistata dal Comune, erigere una serie di terrazzamenti con balaustre, imbrecciare tutti i viali compresi quelli di Villa Frigerj, piantumare un numero cospicuo di nuove piante, creare un vivaio per la coltivazione permanente di specie arboree per sostituire successivamente quelle più vecchie, creare un laghetto artificiale con un ponte e sedili di legno, realizzare una cassa armonica e, inoltre, fornire di illuminazione a gas l’intera zona per un costo totale di 57.152 lire. I costi dei lavori furono coperti sia da un fondo appositamente creato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Chieti, sia dagli utili provenienti dalla vendita di alcuni alberi che si trovavano ai lati della passeggiata di Sant’Andrea. L’appalto per il primo stralcio dei lavori da effettuare sulla Villa venne affidato a Nicola de Simone sotto l’egida del cavalier Camillo Macchia e, nell’estate del 1890, vennero avviati i lavori che terminarono intorno al 1894, quando il nuovo giardino venne consegnato alla cittadinanza completamente ripiantumato, con sedili in legno dove potersi riposare, illuminazione a gas con
lampioni realizzati su disegno dell’ingegner Montalbetti e una cassa armonica.
Notizie sull’andamento dei lavori vengono forniti dalle cronache locali:
Ora che è cominciata la villa comunale. Il cancello d’ingresso della villa sorgerà al di là del villino d’Ettorre prima che l’attuale strada di S. Andrea si innesti con quella che conduce al campo. Nel progetto della Villa Municipale si è considerata la necessità espansione tanto per comodo di pedoni quanto altresì per le opere di giardinaggio. Non potendo supposta espansione avvenire a diritta a causa del muro che recinge la villa di Monsignor Adami (attuale Seminario San Pio X, ndr), si è acquistato il terreno appartenente alla defunta Giulia Suora Boulangere, con il quale non solo si avrà un allargamento ma una pittoresca veduta orientale dei colli, dalla marina e dalla città. Ivi sorgerà una terrazza che starà al livello dell’attuale strada di S. Andrea e vi sorgeranno la cassa armonica per la musica, un caffè e quante cose belle che si possono fare per rendere gradito un giardino pubblico. Affinché l’accesso al terreno Boulanger sia comodo e la espansione sia maggiore, bisognerà fare un passo di più nel senso di ingrandire il viale che attualmente conduce nel futuro accesso alla villa, nei pressi del casino d’Ettore. Ciò potrà ottenersi collo spostamento della via provinciale per circa 60 metri a valle: tale ingrandimento col terreno Boulanger mediante un’ampia strada per pedoni. Intanto il viale di sinistra, attualmente riservato ai pedoni, potrà essere incorporato a quello di mezzo riserbato alle vetture mercè l’abbattimento di un filare di alberi che limitano l’uno e l’altro viale e che anche gli equipaggi avranno spazio per muoversi e farsi ammirare senza confusione. Eguale espansione per vetture e per pedoni avverrà nel recinto chiuso dalla villa municipale, già villa Frigerj, ove, abbattuto il muro che chiude il viale di S. Andrea e fatti gli opportuni movimenti di terra, si avrà un piano solo col resto o più o meno ondulato secondo le opportune tecniche e la necessità del giardinaggio. Per tutte queste opere sarà necessario il segno compimenti: una strada di circonvallazione alla quale, aprendo dal laghetto di Marfisa, gira dietro la villa Frigerj, la comodità di un ingresso postico all’ospedale, togliendo la noia del traffico nel pubblico passaggio dei carri e delle ambulanze, continua girando e rasentando il casino Zuccarini-Perozza (oggi proprietà municipale) per ricongiungersi colla nuova strada già in costruzione che recinge il terreno Boulanger, la quale terminerà colla strada provinciale rettificata come si è detto sopra. Così si avrà anche un ampio e bellissimo giro per le carrozze, e nella stagione invernale pei pedoni perché riparato completamente dai venti nordici, alla vista dei più belli panorami e col vantaggio di non allontanarsi mai dai pubblici giardini […].
Una volta terminati i lavori di riassetto del terreno vennero fatte arrivare da Firenze – tramite ferrovia – tutte le piante acquistate al vivaio Mercatelli. Sempre fiorentino era anche il giardiniere Giovanni Carraresi
incaricato di occuparsi del nuovo giardino pubblico.
Nel 1896 si decise di generare il lago artificiale cui poi fu aggiunta la statua del Nettuno e venne realizzato il ponticello con ringhiere in ferro che attraversava la strada carrabile di accesso a Villa Frigerj. Il giardino venne adornato nel 1890 da una fontana appositamente acquistata all’esposizione universale di Parigi di quell’anno e scelta da un apposito comitato teatino, mentre agli inizi degli anni Trenta risale la collocazione di una seconda fontana – anch’essa acquistata a Parigi – posizionata originariamente in Piazza Vittorio Emanuele II. I pezzi di quest’ultima fontana vennero collocati in maniera sparsa in vari punti del nuovo parco. Entrambe le fontane vennero fuse direttamente in Francia dalle fonderie Valdons nella zona dell’alta Marna e assemblate a Chieti. Il progetto idraulico venne affidato all’ing. Mammarella.
Il parco si completa nei decenni successivi con la costruzione del Villaggio dello Studente, edificio già sede della Gioventù Italiana del Littorio (oggi di proprietà della Regione Abruzzo) che si colloca sul limite sudoccidentale della Villa Comunale; venne realizzato prima del 1938, probabilmente ad opera dell’ingegnere Nicola Battaglini e aveva l’originaria funzione di Casa dello Studente, luogo in particolare di aggregazione e di svago per giovani e studenti vicini al regime fascista; la Gioventù Italiana del Littorio era un’organizzazione
unitaria delle forze giovanili del regime (il motto era: “credere, obbedire, combattere”), sorta nel 1937 dalla fusione dell’Opera Nazionale Balilla con i Fasci Giovanili di Combattimento: era alle dirette dipendenze del
segretario del PNF e nelle sue fila erano riuniti giovani di entrambi i generi, dai 6 ai 21 anni, con finalità di formazione politica e preparazione sportiva e militare. L’organizzazione svolse anche attività assistenziali e ricreative e fu sciolta nel 1943, dopo l’arresto di Mussolini da parte del re. Il complesso è costituito da cinque piccoli padiglioni dimensionalmente differenti tra loro, composti in planimetria con assetto disorganico; i blocchi sono ad unico livello e copertura piana, in parte accessibili dalla Villa Comunale ed in ogni caso ad
essa collegata anche da una scala addossata al muro di contenimento del parco pubblico, con parapetti in muratura di coronamento; le facciate sono tutte caratterizzate da una bicromia a contrasto tra il bianco e il rosso mattone: vi si notano cornici semplici tipiche dell’epoca fascista, ed elementi di rivestimento in travertino; dagli anni ‘60 in poi il complesso ha subito diversi interventi, alcuni dei quali invasivi, senza che tuttavia ne risultasse alterata la conformazione o l’aspetto architettonico esterno. Il parco divenne per lungo tempo anche l’antiquarium della città, un luogo dove collocare vari pezzi archeologici man mano che venivano ritrovati nel chietino. La rigorosità geometrica del giardino all’italiana con ampi viali si mescola al giardino all’inglese in cui la natura sembra prendere il sopravvento con limpidi laghetti le cui acque fanno da specchio alle gloriose testimonianze del passato che ergono dalla vegetazione.
Nel corso dei secoli il giardino è stato arricchito con il Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale realizzato da Pietro Canonica e il busto di Giovanni Chiarini eseguito nel 1936 da Trieste del Grosso.
Nell’area della Villa Comunale, nell’estate del 1938, si svolse un Mostra dell’Artigianato, “allestita in una delle più belle realizzazioni da poco compiute nella città: il Villaggio dello Studente”. Dalle acque del
laghetto, oggi, emerge una figura di Nettuno che si staglia in piedi sopra un basamento di travertino. Il dio del mare nella mano destra impugna il tridente mentre con la sinistra sostiene la coda di un mostro marino di cui sta acciaccando la testa con il piede.
Il patrimonio vegetale: specie arboree e arbustive
Su questo impianto furono collocate le essenze arboree e arbustive che incorniciano i punti di interesse e costituiscono un patrimonio vegetale notevole, sia per la varietà delle essenze, sia soprattutto per quanto riguarda alcuni esemplari, per la loro vetustà e grandezza. Il parco, infatti, per quanto è stato possibile rilevare in via preliminare, è caratterizzato da una enorme varietà di essenze arboree di pregio, a partire dalla grande quantità di pini, di cedri (di varie specie) e di lecci. Si distinguono, in particolare, alcuni grandi esemplari di cedro Deodara e dell’Atlante, nonché di pino (come si vede anche nelle foto storiche) e di leccio distribuiti abbastanza uniformemente in tutta l’area verde, che determinano l’immagine complessiva dell’area dall’esterno. All’uopo si segnala la presenza all’interno della Villa comunale 3 alberi di leccio dichiarati Monumentali (Legge 10 del 14.01.2013 e D.M. 23.10.2014) di cui all’elenco approvato dal DGR 1103 del 29.12.201525 (REGIONE ABRUZZO – SERVIZIO FORESTE E PARCHI – CENSIMENTO DEGLI ALBERI MONUMENTALI Legge n°10/2013 e D.M. 23 ottobre 2014. – ELENCO REGIONALE DELLE SCHEDE DI IDENTIFICAZIONE)
Tuttavia, sono presenti in quantità variabili molte altre specie di conifere come tassi, thuja, cipressi, abeti, ecc.
Non mancano, oltre ai lecci, le latifoglie, bene inserite lungo i percorsi, come ad esempio i numerosi esemplari di tiglio, che caratterizzano il viale principale, platani, tigli e aceri, roverelle, ecc oltre ad una nutrita presenza di piante arbustive tipiche della macchia mediterranea ed esotiche come le numerose specie di palme. Negli anni Ottanta del Novecento è stato condotto un approfondito studio sulle specie arboree presenti all’interno del parco. Da quest’analisi è risultato che le specie arboree presenti nella villa fossero circa 72, 40 delle quali indigene e 32 esotiche.
OPERE E MONUMENTI D’INTERESSE STORICO-ARTISTICO
Piazza Mazzini e la fontana monumentale
La fontana venne acquistata nel 1890 dal comune di Chieti. Era stata presentata l’anno precedente presso il padiglione francese dell’Esposizione Universale di Parigi. Dalla struttura si evince l’adesione dell’opera alle forme Art Noveau, stile che del resto si era cominciato ad affermare proprio in occasione di quell’Expo. A questo novello corso dell’arte europea si devono imputare i motivi fitomorfi e la presenza di rilievi con animali e mostri marini dal profilo lineare, dunque confacente all’estetica prevalente nell’Europa della fine del XIX secolo, quantomeno nell’ambito delle arti decorative. La fontana, una volta smontata e trasportata, venne riassemblata nell’attuale Piazza Mazzini di Chieti sulla base del progetto idraulico dell’ingegner Luigi Mammarella. Essa si articola in quattro vasche sovrapposte: le tre superiori sono a forma di conchiglia, mentre quella più grande in basso, circolare, è alimentata dagli zampilli che provengono dalla corona. Come si evince dalle foto storiche, lo spazio della piazza subì nel primo Novecento una profonda alterazione, in quanto venne fortemente limitato dalla creazione di nuove aree verdi. Il pilastro poligonale, su cui si impostano le figure di sirene che sorreggono la seconda vasca, presenta sui lati rilievi con mostri marini a testa leonina, dalla cui bocca sgorgano altri zampilli d’acqua. La seconda vasca, circolare come la maggiore, poggia su basamento decorato col motivo neoromanico delle palmette. Sopra di essa si erge una colonna sul cui fusto si intrecciano profili di coccodrilli. Sulla terza vasca invece compaiono serpenti marini dalle spire intrecciate. La sommità della vasca presenta un uccello rapace dal collo alto che pare guardare verso il cielo e dal cui becco in origine sgorgava un ulteriore getto d’acqua. In adiacenza alla fontana monumentale alla fine di via IV Novembre, sorge un immobile denominato “Casina dei Tigli”, di proprietà comunale. La sua costruzione risale al primo periodo dopo la grande guerra e nel suo primo periodo di vita funzionava come teatro all’aperto. Nel dopoguerra, fu recuperata e divenne il nuovo punto d’incontro. La Casina era ed è rimasta su due livelli, praticabili, più un sottoterra che funge da magazzino. Successivamente è stata ulteriormente ampliata, inglobando le maestose alberature che sorgono nei suoi pressi.
Brani della fontana già in Piazza Vittorio Emanuele (Piazza San Giustino)
La fontana con elementi bronzei, un tempo disposta al centro di Piazza Vittorio Emanuele, era anch’essa formata di quattro vasche sovrapposte. Anche questa era stata esposta al padiglione francese dell’Esposizione Universale del 1889 e venne acquistata dal comune di Chieti l’anno successivo. Dopo una prima ricollocazione nel parco, si decise di smontarne i pezzi e di disporli a decorazione di vari punti della villa. Le vasche superiori, sulle quali si erge una figura femminile che reca sulla spalla una cornucopia, vennero collocate presso il laghetto del Nettuno. I quattro putti, che bevono da corni e siedono sul dorso di tartarughe, furono collocati all’imbocco dei due viali che da Piazzale Chiaffredo Bergia salgono verso Villa Frigerj, mentre non vi è più traccia oggi della vasca inferiore. Nella parte della fontana oggi conservata presso il laghetto del Nettuno da segnalare sono le decorazioni fitomorfe tra le due vasche bronzee, decorazioni sulle quali si importano figure di mostri marini. I rimandi sono all’arte rinascimentale e barocca, ma con un gusto lineare che risponde alla ragione estetica prevalente nell’arte europea negli ultimi decenni dell’Ottocento.
Monumento ai caduti di Pietro Canonica
Il Monumento ai Caduti, posto in prossimità della Piazza Mazzini, è racchiuso da un recinto in ferro battuto e una siepe. Si compone di un basamento a pianta rettangolare con lastra dedicata ai Caduti; al di sopra, da una roccia si eleva la base sopra la quale si erge la statua di un soldato con ai piedi il fucile, descritto nell’atto di sventolare una bandiera mentre, vittorioso, esulta per la liberazione di Trento e Trieste (come mostra l’iscrizione posta vicino i suoi piedi, che menziona appunto le due città); alla base del piedistallo bronzeo, frontalmente, è scolpito un militare che giace esanime con ai piedi un fucile, rami e pezzi di legno, mentre sulla sua testa è collocato un angelo dalle ali spiegate. Il tema simbolico che pervade l’intera opera, quello delle terre italiane liberate, prosegue sui lati del basamento, tutti decorati a bassorilievo: sul lato destro si scorge l’Arena di Pola, emblema dell’impresa condotta da Raffaele Paolucci e da Raffaele Rossetti il 1° novembre 1918 ad Istria; sul lato sinistro si intravede il Castello del Buonconsiglio di Trento e su quello posteriore un emblematico cavaliere in una ghirlanda. A far da contraltare al fante glorioso, vi è la citata scultura del milite morto, ritratto accasciato su uno sperone roccioso tra i sacchi della trincea. L’opera possiede uno straordinario equilibrio compositivo, al quale si unisce un’ attenzione dei dettagli che palesa le grandi qualità dell’autore, come ad esempio la resa estremamente naturalistica del viso del soldato. Si tratta senz’altro di uno dei più notevoli esempi in Regione di monumento ai caduti della Grande Guerra, inserito all’interno della scenografica e monumentale Villa Comunale di Chieti, ideale cornice per la piena contemplazione artistica e spirituale dell’opera.
Il monumento è stato realizzato nel 1924 da uno dei più noti ed attivi scultori italiani del primo Novecento, Pietro Canonica (Moncalieri, 1º marzo 1869 – Roma, 8 giugno 1959). Presente in Italia con una grande mole di opere dedicate in particolare al tema dei caduti della Grande Guerra, fu celebre anche all’estero (Russia, Inghilterra, Turchia, Argentina, Colombia), dove realizzò statue e busti commemorativi per monarchi, patrioti e Santi. Nel parco di Villa Borghese a Roma si trova ora la casa-museo dello scultore, che fa parte del sistema dei Musei del Comune di Roma e conserva, oltre a varie sue opere, lo studio dell’artista piemontese.
L’incarico per la realizzazione dell’opera venne affidato a Canonica dall’Associazione Combattenti e Mutilati di Chieti nell’aprile del 1923. Lo scultore fu appunto interpellato per la fama che aveva raggiunto nell’ambito della ritrattistica e della produzione di opere a carattere celebrativo. L’inaugurazione avvenne il 19 giugno del 1924. I documenti conservati nell’Archivio Storico di Chieti permettono di ricostruire alcune delle fasi di passaggio che hanno portato alla posa in opera della scultura: dalla costituzione del comitato pro-monumento nel 1920 all’affidamento dei lavori al Canonica, alla sua inaugurazione. Il monumento non riporta le lapidi dei nomi dei caduti; tuttavia, a Chieti è custodito un Sacrario Militare che conserva le spoglie dei caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. La rilevanza del monumento è attestata dalle vicende legate alla sua inaugurazione, per la quale si svolsero due giorni di iniziative (18 e 19 giugno 1924). Il 18 vennero organizzati convegni, cortei, premiazioni, concerti. Il 19 ci fu la cerimonia di inaugurazione alla presenza del Principe Umberto di Savoia.
Laghetto del Nettuno
Dal laghetto, nella sua parte orientale, emerge la figura del Nettuno, modellata in cemento verosimilmente nei primi decenni del Novecento. Questi si colloca sopra un basamento in travertino e stringe per la coda un delfino dai caratteri mostruosi. La sua posa prende a modello chiaramente le sculture del manierismo toscano, a partire da quelle di Bernardo Buontalenti e Giambologna eseguite per le residenze medicee.
Il ponticello su via Guido Costanzi
Altro elemento significativo è rappresentato dal ponticello che attraversa via Guido Costanzi. La strada (anticamente Viale dei Pioppi) si diramava a forbice dall’attuale via Paolucci tra due suggestivi filari alberati. Tale sistemazione venne distrutta nel dopoguerra per far posto alle tribune del campo di basket (precedentemente teatro all’aperto) ad oggi dismesse. Il viale rappresentava in passato l’accesso di carri e carrozze all’atrio-galleria di Villa Frigerj ed il ponticello cuciva il giardino della stessa villa alla porzione di parco che affacciava a sud su Borgo Marfisi. Tale porzione è stata totalmente occupata con la realizzazione nel 1948 dell’Istituto Galiani annullando la funzione di attraversamento del ponticello anche in considerazione dell’eliminazione del primitivo sistema di vialetti. Oggi della struttura originaria risultano conservate le spalle in laterizio con bugnatura angolare in pietra e le balaustre in ferro mentre l’impalcato pare ricostruito successivamente con l’uso di un tavellonato recente e saette con putrelle più lunghe. Lo stato di conservazione risulta precario. Si rilevano infatti evidenti segni di cedimento in corrispondenza dell’appoggio dell’impalcato sulle estremità delle spalle e sulle mensole su cui poggiano le saette.
Busti di personalità della storia di Chieti
In tutta l’area della Villa compaiono busti a memoria delle personalità teatine della politica e della cultura: sul viale d’accesso, prosecuzione di Via IV Novembre, vi è il busto di Giovanni Chiarini (1849-1879), esploratore inviato dalla Società Geografica Italiana a scoprire la regione etiopica dello Scioa e morto di malaria, ad appena trent’anni, dopo essere stato preso prigioniero dalla regina del Regno di Ghera. Sul monumento all’esploratore vi è un’incisione con le parole che egli scrisse quando si avvicinava alla morte nel carcere di Ghera.
Oltre al Chiarini sono commemorati con busti, collocati in aree verdi presso il laghetto, anche il filosofo e medico Angelo Camillo De Meis (1817-1891) e l’ingegnere aeronautico Ottorino Pomilio (1887-1957). Il primo, nato a Bucchianico, studiò al Regio Collegio di Chieti e poi all’Università di Napoli, laddove incontrò Bertrando e Silvio Spaventa e Francesco De Sanctis. Acceso liberale, si laureò in medicina e fu rettore del Collegio Medico di Napoli. Deputato al primo parlamento del Regno d’Italia tra il 1861 e il 1867, ricoprì in seguito il ruolo di docenza di Storia della Medicina presso l’Università di Bologna, città in cui si spense nel 1891. Ottorino Pomilio, nato a Chieti, si laureò in ingegneria a Napoli nel 1911 e frequentò la Scuola Superiore di aeronautica a Parigi. Mentre era tenente nel corso della Prima Guerra Mondiale, nel 1916 fondò la “Società Anonima per Costruzioni Aeronautiche Ing. Ottorino Pomilio & C.”, una delle prime aziende di costruzioni aeronautiche in Italia, in seguito strategica soprattutto nel settore militare. Riconosciuto come autorità mondiale nel settore venne chiamato nel 1918 dal governo statunitense a contribuire al programma aeronautico dell’esercito degli Usa e ad Indianapolis fondò la società “Pomilio Brothers Corporation”. Morì a Roma il 3 gennaio 1957.
L’interesse archeologico dell’area della Villa Comunale
Le prime notizie circa un interesse archeologico dell’area della villa risalgono ad un momento successivo alla sua acquisizione al Comune di Chieti e grazie all’attività di ricerca e tutela messa in campo da due commissioni archeologiche – provinciale e municipale – di cui facevano parte, tra gli altri, Vincenzo Zecca e Cesare De Laurentiis. Lo Zecca ci tramanda (da fonti orali) l’esistenza di un non meglio identificato monolite chiamato “Pietra Grossa”, interpretato come resto di un monumento sepolcrale, posto in adiacenza al muro della Villa
Comunale sul lato verso la Civitella. Nel penultimo quarto dell’Ottocento, proprio presso questo lato e in corrispondenza di “rottami di un pubblico acquedotto”, venne alla luce la nota iscrizione relativa ai restauri, da parte di Dusmia Numisilla e del coniuge L. Trebius Secundus, entro la prima metà del I sec. d.C., dell’acquedotto teatino voluto sul finire del secolo precedente da C. Asinius Gallus in onore della dinastia imperiale: l’iscrizione, recuperata dallo Zecca, è attualmente conservata al Museo Archeologico Nazionale “La Civitella” di Chieti.
Con la sistemazione terrazzata del giardino pubblico e la realizzazione della cassa armonica a ca. 30 m a Sud della fontana circolare, sempre lo Zecca segnala il rinvenimento di sepolture probabilmente del Primo Ferro (le più risalenti, dal punto di vista cronologico, nell’ambito della città di Chieti), contenenti vasellame in impasto e grandi fibule in bronzo ad arco foliato con incisioni geometriche.
I rinvenimenti segnalati in aree contermini alla Villa Comunale – in particolare una tomba probabilmente orientalizzante-arcaica tra la villa e l’angolo Sud-Est della Civitella e tombe italiche ed ellenistiche segnalate dal De Laurentiis sul lato orientale, tra il laghetto della villa e la vecchia provinciale oggi Via della Liberazione – suggeriscono l’esistenza di un’ampia area funeraria su tutta la fascia a Sud-Est della Civitella.
Di questa necropoli, l’altura della Civitella poteva invece rappresentare l’abitato di riferimento.
La sopravvivenza, poi, in una sinodo del vescovo teatino dell’840, del toponimo monumento a Sancto Andrea, a suggerire la presenza di resti di un sepolcro monumentale romano presso una chiesa dedicata all’Apostolo e il rinvenimento nel 2026, nel cantiere della ex Caserma Bucciante ed ospedale militare (già convento) di S. Andrea, di una massicciata stradale romana che dalla ex chiesa di S. Andrea discende verso la Villa Comunale con andamento Nord-Sud, sono elementi che concorrono a ritenere che in età romana l’area non fosse stata oggetto di urbanizzazione, permanendo il suo utilizzo funerario.
Da quanto sopra, appare decisamente probabile che nell’ambito del sedime della Villa Comunale possano essersi conservati ulteriori contesti archeologici.
Va, infine, segnalato come alla fine del XIX secolo la Villa Comunale, in quanto luogo del passeggio della borghesia cittadina, era stata individuata quale sede in cui restituire alla fruizione pubblica, anche con la funzione di suscitare l’interesse per le “memorie patrie”, quanto emerso con le incisive trasformazioni postunitarie dell’area urbana. In particolare, un tratto di strada basolata romana, emerso con gli sbancamenti per la Via Ulpia tra i palazzi Valle e Bassi-De Horatiis, venne fotografato e smontato per essere ricollocato in
un piazzale della Villa Comunale, su progetto dello Zecca. Lo stesso Zecca, tuttavia, nel 1915 segnalava in maniera critica la dislocazione, nei giardini della villa, dei reperti lapidei – tra cui iscrizioni romane –
precedentemente conservati nel museo che aveva tentato di istituire nel Palazzo Municipale (già Valignani), denotando la dispersione di molti di questi. Non è da escludere che una parte di tali reperti, a tutt’oggi
irreperibili, possa ancora trovarsi nell’area della Villa Comunale, reinterrata, nascosta dalla vegetazione o reimpiegata nelle delimitazioni delle aiuole, come suggerisce l’individuazione nel 2022 di una soglia con cardine, probabilmente di età romana, nei pressi dell’edicola mariana realizzata nel 1959.
Considerazioni finali
Si ritiene che il “Parco della Villa Comunale” di Chieti, comprensivo dei monumenti e degli immobili ivi presenti (limitatamente agli immobili compresi nella particella oggetto di Decreto di tutela), rappresenti in
generale, per le motivazioni sopra esplicitate, non solo un notevole esempio di parco pubblico di fine Ottocento, modellato sui più noti esempi europei ed italiani, sviluppato su scenografici terrazzamenti, collegati da vialetti su ampi scorci panoramici, ma un vero e proprio scrigno delle memorie cittadine.
Il “Parco della Villa Comunale” di Chieti, infatti, pur non essendo l’unico esempio di tale tipologia in Abruzzo, è certamente uno dei più importanti, non solo per i pregevoli edifici collocati al suo interno o in stretta adiacenza (Edificio Ex GIL, Villa Frigerj, l’ex Ospedale Militare, già convento degli Zoccolanti), per le notevoli fontane, specchi d’acqua e monumenti celebrativi, ma anche per il considerevole patrimonio botanico con 72 specie arboree registrate, che vanta anche esemplari già dichiarati Monumentali ai sensi della Legge 10 del 14.01.2013 e D.M. 23.10.2014, ed altri comunque di notevole dimensione e pregio, il tutto fuso in un’unica cornice di grande valore storico, artistico e paesaggistico.
Pertanto, è parere di questa Soprintendenza che debba essere riconosciuto di interesse culturale ai sensi dell’art.10 il “Parco della Villa Comunale” e tutti gli elementi in esso ricompreso (architettonici ed artistici), individuati e censiti al Catasto con le particelle 451 C. T., 330 C. F., 4201 C. F., subalterni 4, 5, 7, 8, 9, 10 11, 12, 13, 14 C.F. del Foglio 36 del comune di Chieti (CH) comprensiva dei due viali convergenti nella piazza Mazzini e intercluse tra le citate particelle, e meglio rappresentati e perimetrati di colore rosso nelle planimetrie allegate. (La particella 328, appartenente alla provincia di Chieti, interclusa all’interno della part.lla 4201, sarà oggetto di specifica procedura di verifica ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs 42/2004).
- Archivi
- Agosto 2026
- Luglio 2026
- Giugno 2026
- Maggio 2026
- Aprile 2026
- Marzo 2026
- Febbraio 2026
- Dicembre 2025
- Novembre 2025
- Settembre 2025
- Agosto 2025
- Luglio 2025
- Giugno 2025
- Maggio 2025
- Aprile 2025
- Marzo 2025
- Gennaio 2025
- Dicembre 2024
- Novembre 2024
- Ottobre 2024
- Settembre 2024
- Luglio 2024
- Giugno 2024
- Maggio 2024
- Marzo 2024
- Dicembre 2023
- Novembre 2023
- Ottobre 2023
- Settembre 2023
- Agosto 2023
- Luglio 2023
- Giugno 2023
- Maggio 2023
- Aprile 2023
- Marzo 2023
- Febbraio 2023
- Gennaio 2023
- Dicembre 2022
- Novembre 2022
- Ottobre 2022
- Settembre 2022
- Luglio 2022
- Giugno 2022
- Maggio 2022
- Aprile 2022
- Febbraio 2022
- Gennaio 2022
- Dicembre 2021
- Novembre 2021
- Ottobre 2021
- Settembre 2021
- Agosto 2021
- Luglio 2021
- Giugno 2021
- Maggio 2021
- Aprile 2021
- Marzo 2021
- Febbraio 2021
- Gennaio 2021
- Categorie
- Archivio – Avvisi e Bandi
- Avvisi e Bandi 2021
- Avvisi e Bandi 2022
- Avvisi e bandi 2023
- Avvisi e Bandi 2024
- Avvisi e Bandi 2025
- Comunicati Stampa
- Decreti 2021
- Determine 2020
- Determine 2021
- Determine 2022
- Determine 2023
- Diagnostica
- Focus
- Iniziative ed Eventi
- Lavori
- Lavoro Concluso
- Lavoro in Corso
- News
- Progetti Europei
Ultimi articoli
Focus 12 Agosto 2026
PARCO DELLA VILLA COMUNALE | CHIETI
Le origini della Villa ComunaleL’area che oggi accoglie la Villa Comunale fino al XIX secolo era di pertinenza del Convento dei Padri Zoccolanti, con il monastero e la chiesa dedicati alla memoria di Sant’Andrea Apostolo.
Focus 20 Luglio 2026
PALAZZO HENRICI | CHIETI
La famiglia HenriciLe origini della famiglia Henrici vanno ricercate percorrendo il sottile crinale che, soprattutto laddove occorra confrontarsi con testimonianze relative all’epoca altomedievale, si interpone fra storia e leggenda.
Iniziative ed Eventi 17 Luglio 2026
PIANO DI VALORIZZAZIONE 2026
Elenco degli appuntamenti in costante aggiornamento Percorsi dell’acqua.
Iniziative ed Eventi 25 Giugno 2026
GIORNATE EUROPEE DELL’ARCHEOLOGIA 2026: DUE GIORNI ALLA SCOPERTA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO DELLE PROVINCE DI CHIETI E PESCARA
Il 13 e 14 giugno 2026 si sono svolte le Giornate Europee dell’Archeologia (GEA), iniziativa promossa a livello europeo per avvicinare il pubblico alla conoscenza del patrimonio archeologico e alle attività di ricerca, tutela e valorizzazione.