Focus

18 Giugno 2026

EX TIPOGRAFIA MASCIANGELO | LANCIANO (CH)

Storia ed evoluzione dell’arte tipografica frentana

Non sono annoverate, fino alla fine del XVI secolo, tipografie operose nella città di Lanciano. Sappiamo del resto che il
primo volume stampato in Italia fu un’edizione dell’Ars minor del grammatico romano Elio Donato, realizzata dai monaci tedeschi Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco nell’anno 1465.

Da quel momento, tuttavia, le tipografie si svilupparono repentinamente per l’intera penisola, al punto che i libri stampati divennero assai presto un bene di consumo e di scambio anche in Italia. Così, ancora prima della nascita della prima tipografia abruzzese – nel 1482 a L’Aquila con la stampa del volgarizzamento delle Vite parallele di Plutarco da parte
di Adam Purchardt di Rottweil –, presso la fiera di Lanciano del 1477 erano già menzionati venditori di libri. Un secolo
dopo erano sorte stamperie a L’Aquila, Sulmona, Teramo, Campli, Chieti, Ortona e Vasto, mentre a Lanciano è testimoniato, dal 1559, un locale magazzino del tipografo francese Vincent Vaugris (1490 circa – 1573). Questi, nativo di Charly, presso Lione, si era trasferito a Venezia a partire dagli anni ’20 del Cinquecento per far sorgere in laguna una delle tipografie più importanti in Italia, nota soprattutto per aver stampato la preziosa edizione del 1556 dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Il successo delle edizioni di Vaugris – italianizzato come “Vincenzo Valgrisio” e che aveva intitolato la sua impresa “Officina erasmiana”, in onore del grande filosofo e saggista di Rotterdam – lo portò dapprima
a Roma; quindi, gli permise l’apertura di veri e propri spacci e magazzini in varie regioni d’Italia. All’apice della fortuna, prima della disposizione da parte di papa Paolo IV nel 1559 dell’Index librorum prohibitorum – provvedimento questo che avrebbe determinato naturalmente una vera e propria crisi nel mercato librario – Vaugris poteva contare su tre laboratori di stampa, a Venezia, Lione e Francoforte, e ben sei magazzini: a Padova, Bologna, Recanati, Macerata, Foligno e appunto Lanciano. Lanciano dunque, grazie a Vaugris, diventava un luogo di diffusione di cultura: tanto più per la consuetudine, da parte dell’editore, di celare libri proibiti – soprattutto opere d’area tedesca, testimoni della diffusione del luteranesimo – entro coperte di classici latini, che naturalmente erano ritenuti innocui dall’Inquisizione romana.

Il prestigio di Vaugris fu tale da eviragli una condanna pesante anche quando, a Venezia nel 1564, l’inganno venne alla luce. Alla sua morte nel 1573, quando la tipografia passò ai figli Giorgio e Felice, l’Officina erasmiana aveva realizzato oltre 350 edizioni di testi di tutte le discipline, dalla medicina alla teologia, dalla filosofia alla letteratura moderna. Il fatto che Lanciano fosse inserita fra i luoghi di diffusione e scambio di un tale patrimonio è la controprova
dell’importanza della città nelle rotte dell’economia e della cultura sul versante adriatico nel XVI secolo.
Il Seicento si apre a Lanciano con la pubblicazione del primo libro stampato in città: si tratta della Diui Thomae apostoli vita del medico e fisico frentano Giacomo Fella. La vita del santo viene edita nel 1609 da Marco Antonio Facio, stampatore proveniente da L’Aquila, che fonda una tipografia in città proprio in collaborazione col Fella. Dello stesso autore Facio, sempre nel 1609, pubblicò difatti la Ad D. Luciam Virginem, & Martyrem Ode. Nel 1611 fu la volta del manifesto con l’Indulgenza della corona del signore. Benedices coronae anni benignitatis tuae, ovvero l’elenco delle concessioni di indulgenze da parte dei pontefici, da Leone X fino a Clemente VIII. È plausibile che dopo questa data Facio tornò a L’Aquila. In compenso, nel 1627, giunse in città lo Iesino Gregorio Arnazzini, cui si deve l’edizione del Caso grandissimo occorso nel presente anno 1627, dove si sentono terremoti, e ruuine con morte di migliara di persone, che pareua proprio il giuditio vniuersale, opera del medico napoletano Marco Ballerani dedicata al sisma che sconvolse la Capitanata il 30 luglio di quell’anno.
Da questo momento e fino alla prima metà dell’Ottocento sono assai pochi i volumi stampati in città. Al contempo la fortuna commerciale di Lanciano continua ad avere come riflesso la presenza costante di librai napoletani e veneziani nelle fiere. Solo nel XIX secolo appunto, con la nascita prima delle tipografie Fernandes e Agrelli e poi della Tipografia Frentana di Domenico Masciangelo, il mercato editoriale del meridione comincerà ad avere in Lanciano uno dei suoi centri propulsori.

La tipografia Masciangelo

Domenico Masciangelo nasce a Lanciano nel 1834. Il padre Raffaele, violoncellista nella Cappella Musicale della Madonna del Ponte, lo educò fin da ragazzo allo studio della letteratura antica e moderna. Nel 1863 Domenico acquisì l’antico palazzo già di proprietà della famiglia Della Pergola e vi fondò la “Tipografia frentana” – ne dà nota il sindaco
Alberto Berenga in un diario manoscritto oggi conservato presso l’Archivio di Stato di Chieti –.

La prima pubblicazione è una raccolta di testi del poeta Tommaso Pellicciotti, originario di Gessopalena, che già dal titolo, Pochi fiori sul
feretro, evoca lo spirito melanconico del tardo Romanticismo. Seguono una serie di testi dedicati ad episodi significativi della cronaca della città, dalla stesura scritta del Discorso sull’amministrazione della giustizia da parte del procuratore del re d’Italia Filippo Troise nel 1865 al Regolamento d’igiene pubblica pel comune di Lanciano, edito dal municipio in seguito al Regio decreto dell’ 8 giugno dello stesso anno. Nel 1866 è la volta dell’Inno alla guerra: brindisi, scritto dal poeta e patriota lancianese Carlo Madonna, in prossimità dell’inizio della Terza guerra d’indipendenza.

Negli anni successivi la tipografia si occupa soprattutto di edizioni di manuali di diverse discipline, dall’Istituzione di filosofia
razionale di Antonio Rossetti (1866) al Catechismo agrario di Andrea Lanutti (1869) fino al Commento alla Divina Commedia di Filippo Betti (1873). La crescita dell’impresa si può valutare bene dall’apertura di una seconda sede a Vasto nel 1871. È il periodo, inoltre, in cui Masciangelo chiama a lavorare con sé i giovani Rocco Carabba, entrato in tipografia nel 1868 quando ancora non aveva compiuto quattordici anni, Donato D’Arcangelo e Nicola De Arcangelis.
Se D’Arcangelo deciderà nel 1881 di trasferirsi ad Atri per proseguire in proprio la professione di tipografo, e De Arcangelis poco dopo opterà per impiantare la sua impresa editoriale a Casalbordino, il vero successore a Lanciano di Masciangelo sarà proprio Carabba, il quale aprirà la sua tipografia in città nel 1886. La crescita della fama della Tipografia Masciangelo, nel frattempo, è vorticosa: negli anni ’70 vengono pubblicati oltre venti volumi e la fortuna di questa impresa suscita l’origine in città di iniziative analoghe – ma dalla minor portata – da parte di Giuseppe Angelini (1875) e Ruggiero De Crecchio (1877).

Alla morte di Domenico, all’inizio del nuovo secolo, la tipografia passa sotto la direzione del figlio Francesco (1869 –
1948). Fervente socialista, direttore del periodico “Frentania”, le cui pubblicazioni durarono dal 1891 al 1896, prima della sospensione da parte delle autorità, e che era edito proprio nella tipografia, Francesco è autore della svolta in senso politico e sociale della casa editrice: nel 1899 viene pubblicato in particolare il volume Passato presente, futuro. Cause e rimedi del dissesto morale ed economico, da parte dell’economista socialista Giovanni Carusi: una sorta di J’accuse contro l’arretratezza nello sfruttamento delle risorse agricole, in particolar modo nelle regioni meridionali, che si inserisce nella medesima fase di crisi politica la quale aveva portato l’anno precedente ai moti di Milano. Nel frattempo,
comincia a manifestarsi la consapevolezza della famiglia di far parte ormai della storia della città: ecco, dunque, nel 1906 la pubblicazione dell’elogio funebre dedicato da Luigi Renzetti a Francesco Paolo Masciangelo, maestro di cappella per oltre mezzo secolo della cattedrale e fratello maggiore di Domenico. Nel 1914 Francesco partecipa alle azioni di rivolta della settimana rossa ad Ancona, dove entra in contatto con Benito Mussolini; ma a partire dall’anno
successivo la tipografia aderisce alla propaganda bellica, come è testimoniato dall’opuscolo Ai soldati in licenza: mentre incalza su l’alpe lo squillo di guerra, stesura del discorso pronunciato nella sala del comune di Lanciano il 2 gennaio 1916 da Maria Masciangelo Laporta, moglie dello stesso Francesco.

Fin dalla fine dell’Ottocento la Tipografia Masciangelo si segnala per la pubblicazione di volumi dedicati ad artisti e monumenti della provincia di Chieti: inaugura quest’indirizzo il testo Nicola da Guardiagrele e la grande croce processionale della chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano, redatto da Giuseppe Maria Bellini ed edito nel 1891.
Negli anni della Prima guerra mondiale poi, quando costante è il pericolo dei bombardamenti dal mare dei borghi d’Abruzzo da parte della marina austriaca, vengono pubblicati dei volumi sull’abbazia di San Giovanni in Venere, che si temeva potesse essere un obiettivo delle devastazioni belliche in quanto dichiarato monumento nazionale. Tale connotazione culturale delle attività della tipografia viene mantenuta sia nel ventennio di dittatura fascista che nel secondo dopoguerra, quando l’ormai anziano Francesco si prodiga ancora a pubblicare numeri inaugurali di riviste letterarie spesso legate alla tradizione del territorio – è il caso di “Gente frentana” del 1949 –. I successori di Francesco
diminuirono progressivamente le attività della tipografia, che tuttavia ancora negli anni ’80 e ’90 del Novecento si segnala per le edizioni di raccolte di poesie dialettali: ad esempio il volume Le rundenelle di Ddije: poesie dialettali abruzzesi, di Lorenzo Tucci (1987), edito su iniziativa del nipote di Francesco Masciangelo Aldo De Aloysio. Lo stesso De Aloysio nel 1998 sarebbe stato il fondatore del centro studi dedicato al prozio musicista Francesco Paolo.

I locali della Tipografia Masciangelo

La sede della Tipografia Masciangelo, sin dall’epoca della sua fondazione, si colloca al piano terra del Palazzo Della
Pergola, dal nome della famiglia da cui Domenico Masciangelo acquistò la proprietà. Invero la Tipografia occupa anche nella porzione sul retro una parte dei locali afferenti alla Parrocchia di Santa Lucia, oggi oggetto di convenzione pluriennale tra la Curia e il Comune di Lanciano per l’uso ai fini della valorizzazione dell’antico opificio lancianese.
Nei primi anni Novanta il fabbricato fu oggetto di un’importante ristrutturazione che mutò buona parte della struttura portante originaria e vide la sostituzione di tutti i solai, fatta eccezione per il primo impalcato che copre i locali della tipografia. Nel piano interrato, con accesso dall’interno del locale della tipografia, è presente un piccolo vano interrato, rimasto ignoto per anni fino al periodo della ristrutturazione del fabbricato negli anni ’90.

PORTALE DI INGRESSO DELLA TIPOGRAFIA MASCIANGELO

Lo spazio è costituito da due ampi vani, il primo d’ingresso è inglobato all’interno della particella del Palazzo della Pergola, mentre il locale retrostante, adibito per l’attività a magazzino, è parte integrante della particella annessa alla Chiesa di Santa Lucia. All’opificio si accede tramite un bellissimo portale in pietra tardo Cinquecentesco posto sulla facciata di via Roma, uno dei pochi elementi superstiti dell’antico palazzo, su cui è ancora installata all’interno dell’arcata l’antica insegna della Tipografia Masciangelo.
Lo spazio interno è completamente sormontato da volte a crociera, che scandiscono il primo spazio in cinque campate;
un vano di dimensioni più piccole lo raccorda all’ampio ambiente retrostante scandito in due campate e sormontato da enormi volte a crociera, parte integrante del complesso della chiesa parrocchiale di santa Lucia e di cui costituisce la parte più antica databile al XIV secolo. All’interno di questo secondo ambiente, corrispondente alla porzione
presbiteriale, è presente un antico tabernacolo ornato con elementi lapidei pure databile al ‘300.
All’interno non sembrano realizzati interventi nell’ultimo secolo se non limitatamente alla realizzazione dei servizi igienici; la pavimentazione in marmette presenta le tracce dell’attività della tipografia, con macchie di olii e grasso provenienti certamente dall’uso e dalla manutenzione delle macchine da stampa; gli intonaci risultano perlopiù originali, con tracce di integrazione più recente, ma esclusivamente nelle campate più prossime all’ingresso.

Arredi e attrezzatura tipografica

All’interno della Tipografia Masciangelo il tempo sembra essere fermo. Nei locali sono ancora conservati gli arredi lignei, i macchinari di stampa, i caratteri tipografici e gli strumenti di lavoro che sono stati utilizzati dall’epoca della sua fondazione ad oggi. Le attrezzature rappresentano oggi, anche in relazione al più infelice destino che si è verificato per il patrimonio della Tipografia Carabba, la più grande testimonianza della tradizione tipografica frentana.
L’attività della tipografia Masciangelo nasce ed evolve dal 1863 fino agli anni più recenti, essendo l’attività della tipografia ancora in essere fino a pochi anni prima della morte dell’ultimo erede, Aldo De Aloysio. L’evoluzione dell’attività è chiaramente leggibile anche dalle attrezzature da stampa presenti all’interno, perlopiù afferenti alla tecnica della stampa a caratteri mobili tramite l’utilizzo del torchio. Sono stati riscontrati e in parte schedati all’interno dell’opificio:

1) Macchine da stampa e torchi tipografici
2) Casse tipografiche e mobili contenitori
3) Banconi e tavoli da lavoro
4) Attrezzature tipografiche per la rilegatura (taglierine, perforatrici)
5) Casellari per caratteri
6) Caratteri tipografici metallici vari contenuti nelle casse tipografiche e sfusi in vario modo
7) Caratteri xilografici e fregi in legno contenuti nelle casse tipografiche e sfusi in vario modo
8) Piani in legno per composizione detti “vantaggio o balestra” e fustelle varie

Torchio tipografico
Il torchio tipografico è una macchina introdotta nel XV secolo da Johannes Gutenberg che permetteva di stampare testi su carta tramite l’utilizzo di caratteri mobili. Il suo funzionamento si basava su un sistema di pressione simile a quello dei torchi usati per la spremitura. Il torchio è costituito da elementi principali come il carrello mobile, la platina (piano di stampa), il timpano (che teneva fermo il foglio) e la vite, che esercitava la pressione. I caratteri mobili, invece, rappresentano la fase più artigianale della stampa: si tratta di blocchetti di forma regolare, spesso in materiale metallico.
Su ogni elemento è inciso in rilievo un segno tipografico (lettere, numeri, simboli, ecc). Di norma sono conservati in un determinato ordine nelle casse tipografiche, o cassa dei caratteri. Il tipografo compositore componeva i testi, poi venivano stampati con i torchi.
All’interno della Tipografia Masciangelo sono individuabili un torchio tipografico in ghisa, realizzato dalla ditta AMOS DALL’ORTO di Monza nel 1863, un Torchio piano cilindrico Albert Export – Grala Frankenthal, anni ’60 e un Torchio elettrico con cassettiere caratteri incorporate, databile anch’esso agli anni ’60.

Casse tipografiche e mobili contenitori
Le casse tipografiche sono armadi o cassettiere costruiti appositamente per l’organizzazione e il ricovero dei caratteri da stampa sia metallici che in legno e sono composti da una struttura robusta in legno massello di abete, castagno o faggio.
Le casse, di norma, presentano etichette riferite al tipo di carattere contenuto. All’interno della bottega sono individuabili diversi modelli, sia per tipo di classificazione dei caratteri che per estetica esterna, tutti coevi come epoca di realizzazione tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo e risalenti a vari costruttori, date le stampigliature su alcuni di questi mobili (A. Martini &c Milano; Pierallini Turchi Firenze; Ditta Negroni Bologna ecc.). Sono inoltre presenti diversi mobili con doppia o tripla fila di casse tipografiche. Su alcuni di questi arredi è presente anche un piano in marmo. Varie mensole inclinate situate su alcuni di questi armadi, costruite da casse con scomparti in legno di abete, servivano a facilitare il lavoro di composizione con i caratteri più in uso.

Tra i mobili contenitori, sono presenti anche casellari per lingotti, in legno di abete, utilizzati per l’organizzazione e la conservazione degli elementi accessori ai caratteri, come le interlinee o altro. Il più interessante è addossato alla parete ed è munito di gradino e di una semplice decorazione composta da mensole sotto il coperchio superiore e risale alla fine del XIX secolo.

Banconi e tavoli da lavoro
All’interno del laboratorio sono presenti diversi tavoli in legno di abete o pioppo che dovevano fungere da piani di lavoro insieme ad alcune scrivanie e tavolini di grandezza più modesta. Il più interessante è un bancone da composizione munito di piano in marmo e cassettini e ripiani sottostanti. Di costruzione molto semplice e robusta in legno di abete e realizzato tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Caratteri tipografici e xilografici
Esiste nella bottega una enorme varietà di caratteri tipografici databili tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, comprensivi di lettere, numeri, fregi e spazi, sia metallici che in legno, contenuti nelle casse tipografiche e sfusi in vario modo, difficilmente catalogabili allo stato attuale.

CONSIDERAZIONI FINALI
Si ritiene che il l’opificio “Tipografia Masciangelo”, comprensivo di tutte le attrezzature e gli arredi ivi collocate e dettagliatamente individuate nelle schede descrittive allegate, sia, per le motivazioni sopra esposte, un luogo fortemente rappresentativo e identitario per il Comune di Lanciano in generale, e il perno attorno al quale si è evoluta l’editoria
frentana prima ancora della nascita della più nota Casa Editrice Carabba, rappresentato oggi da un patrimonio di attrezzature e materiali ancora conservati e collocati nel luogo dell’originario utilizzo.

Pertanto, è parere di questa Soprintendenza che debbano essere riconosciuti di interesse culturale ai sensi dell’art.10 i
locali del piano terra di proprietà del Comune, individuati e censiti al Catasto con la particella 943 sub 12 del Foglio 25 del CF del Comune di Lanciano e meglio rappresentati e perimetrati di colore rosso nelle planimetrie allegate e di tutto il materiale ivi contenuto, comprese attrezzature, mobilio e strumenti inerenti all’attività della tipografia, in particolare, ai sensi dell’art. 10, comma 3, lett. d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;

A questo prestigioso riconoscimento si aggiunge ora l’inserimento della Tipografia Masciangelo nel 𝐜𝐞𝐧𝐬𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 “𝐈 𝐋𝐮𝐨𝐠𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐮𝐨𝐫𝐞” 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐅𝐀𝐈 – Fondo per l’Ambiente Italiano, il programma che sostiene la tutela e la valorizzazione dei luoghi più amati dagli italiani.
𝐄̀’ 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐯𝐨𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐓𝐢𝐩𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝟏𝟓 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔  QUI , contribuendo concretamente a dare futuro a questo straordinario bene culturale e a sostenere il progetto di recupero e valorizzazione di uno dei luoghi più significativi della memoria cittadina.

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