Storia ed evoluzione dell’arte tipografica frentana
Non sono annoverate, fino alla fine del XVI secolo, tipografie operose nella città di Lanciano. Sappiamo del resto che il
primo volume stampato in Italia fu un’edizione dell’Ars minor del grammatico romano Elio Donato, realizzata dai monaci tedeschi Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco nell’anno 1465.
Da quel momento, tuttavia, le tipografie si svilupparono repentinamente per l’intera penisola, al punto che i libri stampati divennero assai presto un bene di consumo e di scambio anche in Italia. Così, ancora prima della nascita della prima tipografia abruzzese – nel 1482 a L’Aquila con la stampa del volgarizzamento delle Vite parallele di Plutarco da parte
di Adam Purchardt di Rottweil –, presso la fiera di Lanciano del 1477 erano già menzionati venditori di libri. Un secolo
dopo erano sorte stamperie a L’Aquila, Sulmona, Teramo, Campli, Chieti, Ortona e Vasto, mentre a Lanciano è testimoniato, dal 1559, un locale magazzino del tipografo francese Vincent Vaugris (1490 circa – 1573). Questi, nativo di Charly, presso Lione, si era trasferito a Venezia a partire dagli anni ’20 del Cinquecento per far sorgere in laguna una delle tipografie più importanti in Italia, nota soprattutto per aver stampato la preziosa edizione del 1556 dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.
Il successo delle edizioni di Vaugris – italianizzato come “Vincenzo Valgrisio” e che aveva intitolato la sua impresa “Officina erasmiana”, in onore del grande filosofo e saggista di Rotterdam – lo portò dapprima
a Roma; quindi, gli permise l’apertura di veri e propri spacci e magazzini in varie regioni d’Italia. All’apice della fortuna, prima della disposizione da parte di papa Paolo IV nel 1559 dell’Index librorum prohibitorum – provvedimento questo che avrebbe determinato naturalmente una vera e propria crisi nel mercato librario – Vaugris poteva contare su tre laboratori di stampa, a Venezia, Lione e Francoforte, e ben sei magazzini: a Padova, Bologna, Recanati, Macerata, Foligno e appunto Lanciano. Lanciano dunque, grazie a Vaugris, diventava un luogo di diffusione di cultura: tanto più per la consuetudine, da parte dell’editore, di celare libri proibiti – soprattutto opere d’area tedesca, testimoni della diffusione del luteranesimo – entro coperte di classici latini, che naturalmente erano ritenuti innocui dall’Inquisizione romana.
Il prestigio di Vaugris fu tale da eviragli una condanna pesante anche quando, a Venezia nel 1564, l’inganno venne alla luce. Alla sua morte nel 1573, quando la tipografia passò ai figli Giorgio e Felice, l’Officina erasmiana aveva realizzato oltre 350 edizioni di testi di tutte le discipline, dalla medicina alla teologia, dalla filosofia alla letteratura moderna. Il fatto che Lanciano fosse inserita fra i luoghi di diffusione e scambio di un tale patrimonio è la controprova
dell’importanza della città nelle rotte dell’economia e della cultura sul versante adriatico nel XVI secolo.
Il Seicento si apre a Lanciano con la pubblicazione del primo libro stampato in città: si tratta della Diui Thomae apostoli vita del medico e fisico frentano Giacomo Fella. La vita del santo viene edita nel 1609 da Marco Antonio Facio, stampatore proveniente da L’Aquila, che fonda una tipografia in città proprio in collaborazione col Fella. Dello stesso autore Facio, sempre nel 1609, pubblicò difatti la Ad D. Luciam Virginem, & Martyrem Ode. Nel 1611 fu la volta del manifesto con l’Indulgenza della corona del signore. Benedices coronae anni benignitatis tuae, ovvero l’elenco delle concessioni di indulgenze da parte dei pontefici, da Leone X fino a Clemente VIII. È plausibile che dopo questa data Facio tornò a L’Aquila. In compenso, nel 1627, giunse in città lo Iesino Gregorio Arnazzini, cui si deve l’edizione del Caso grandissimo occorso nel presente anno 1627, dove si sentono terremoti, e ruuine con morte di migliara di persone, che pareua proprio il giuditio vniuersale, opera del medico napoletano Marco Ballerani dedicata al sisma che sconvolse la Capitanata il 30 luglio di quell’anno.
Da questo momento e fino alla prima metà dell’Ottocento sono assai pochi i volumi stampati in città. Al contempo la fortuna commerciale di Lanciano continua ad avere come riflesso la presenza costante di librai napoletani e veneziani nelle fiere. Solo nel XIX secolo appunto, con la nascita prima delle tipografie Fernandes e Agrelli e poi della Tipografia Frentana di Domenico Masciangelo, il mercato editoriale del meridione comincerà ad avere in Lanciano uno dei suoi centri propulsori.